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  • Daniele

MASSONERIA E CHIESA CATTOLICA

Aggiornamento: 27 giu 2020

Per comprendere esattamente perché i rapporti fra le massonerie e la Chiesa cattolica sono complicati, dovremmo affrontare uno studio storico che non posso fare con questa tavola e considero l’argomento per conosciuto dai Fratelli, almeno approssimativamente. Introduco invece subito il vivo del tema portandolo all’attualità con l’importante documento del magistero cattolico, la “Dichiarazione sulla massoneria” della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, del 26 novembre 1983.[1] A questo documento si collega un altro molto approfondito, non firmato, dell’anno successivo, dal titolo “Riflessioni ad un anno dalla Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede”.[2] Invito i Fratelli a leggere con attenzione questi atti perché sono il giudizio della Chiesa.

Questi due documenti tengono conto delle discussioni che non sono mancate prima, durante e dopo il Concilio. La Dichiarazione della Santa Sede afferma testualmente: “Rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro princìpi sono sempre stati considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione ad essa rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione”.

Questo è un problema che porta sofferenza ai cattolici massoni ed è la parola ufficiale della Santa Chiesa sulla questione.


La preoccupazione della Chiesa è che le massonerie abbiano una concezione di Dio “teista” o “panteista” e, pur lasciando a ciascuno le proprie opinioni particolari, consentano una visione religiosa in cui tutti gli uomini sono d’accordo, in modo sincretistico. Questa vaga percezione di Dio e della religiosità non concorda con il pensiero cristiano cattolico, che riconosce Gesù il Cristo e le grandi verità da Lui rivelate.


La Chiesa cattolica rifiuta l’affermazione che le diverse religioni e filosofie siano incompatibili e discordi a livello superficiale essoterico, ma che tutte (ivi compresa quindi la religione Cristiana cattolica) includano anche una parte più profonda, esoterica e che questi nuclei segreti delle diverse religioni e filosofie non solo potrebbero non contraddirsi, ma potrebbero essere perfino coincidenti fra loro.

La Chiesa è contraria a che un cattolico segua un processo di iniziazione segreto e si proponga un perfezionamento etico attraverso la rivelazione di dottrine riservate a pochi e ricevute dai grandi iniziati del passato. La proibizione della Chiesa è, quindi, anche nel fatto che nelle massonerie si celebrano riti di tipo segreto ed esoterico, che si manifestano e si applicano negli avanzamenti dei vari gradi dell’iniziazione.

In un tale processo di formazione la Chiesa vede un contrasto con quello che professa, che non conosce verità o riti riservati a pochi e non ha nulla di occulto o esoterico. Nell’enciclica Fides et ratio del 1998 (XX del suo pontificato) Giovanni Paolo II al cap. 38, parlando della gnosi e della conoscenza esoterica cita san Paolo allorquando mette in guardia i Colossesi: “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Col 2,8), e attualizza queste parole affermando che le possiamo riferire alle diverse forme di esoterismo che dilagano oggi anche presso alcuni credenti, privi del dovuto senso critico.


Ebbene, io credo che una religione possa anche non dire esplicitamente che ci sono in essa verità esoteriche, che devono essere rivelate solo ai sinceri ricercatori e non a tutti. In Mat 13:10-11 è scritto: "Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: «Perché parli loro in parabole?». Ed egli, rispondendo, disse loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato." Sembrerebbe come se ci fossero due classi di uomini, gli eletti e i non eletti.


Il punto cruciale, a mio avviso, e che la Chiesa non considera neppure che la fede del singolo cattolico massone possa restare salda e pura nel seguire la via iniziatica proposta dalla massoneria, pur in comunione fraterna con altri massoni di religioni diverse o di diverse filosofie di vita. Ciononostante, la Chiesa asserisce invece per se stessa, e quindi solo per i suoi ministri, che l’annuncio del Vangelo nelle diverse culture “…non impedisce di conservare una propria identità culturale. Ciò non crea divisione alcuna perché il popolo dei battezzati si distingue per la sua universalità che sa accogliere ogni cultura, favorendo il progresso di ciò che in essa vi è d’implicito verso la sua piena esplicazione nella verità[3].

Il massone cattolico non rinnega il criterio ultimo della verità nei confronti della rivelazione di Dio.


Il problema della verità è duplice nello stesso tempo. Questo mio credo religioso, che sul piano soggettivo è vero in assoluto, sul piano oggettivo non può che essere relativamente vero, è pura logica. Se la Libera Muratoria è accusata dalla Chiesa di indifferentismo e relativismo, cioè di essere indifferente a qualsiasi religione e di non riconoscere alcun valore assoluto, posso comunque affermare che non altrettanto indifferente e relativista può o deve essere considerato il singolo massone. Di certo non lo è il massone cattolico in verità di fede. Se la massoneria può essere definita relativista, perché ritiene nei sui principi che la verità può variare da individuo a individuo, o da gruppo a gruppo, o da epoca ad epoca, non esistendo alcun criterio oggettivo, ecco che il singolo massone invece può essere sia relativista che ricercatore accurato di una propria personale interpretazione del senso della vita, che può coincidere con le Verità di fede di una religione e che per se stesso è valida e vera; il suo 'punto di vista' lo porterà ad uno stato esistenziale entro il quale è compresa la presunzione di una oggettività.


Nelle nostre Logge del G.O.I. le singole tavole (studi trattati in Loggia) sono lette e successivamente argomentate da fratelli che vogliono esprimersi sull’argomento esposto, ma non sono dibattute e nemmeno discusse, nel senso di trovare al termine una sintesi delle diverse posizioni, da verbalizzare come pensiero della loggia. Non si crea un messaggio sincretico. Non è imposto a nessuno di destrutturare e sovvertire il proprio pensiero, la propria cultura o la propria fede. Al contrario traiamo maggior forza dalla diversità, nel rispetto della diversità, dalla sinergia della pluralità di opinioni. Per chiudere sull’accusa di relativismo portata a noi dalla Congregazione, leggete che cosa papa Francesco[4] avrebbe detto a Eugenio Scalfari: “Noi credenti e ovviamente soprattutto noi presbiteri e noi vescovi crediamo nell’Assoluto, ma ciascuno a suo modo perché ognuno ha la propria testa e il proprio pensiero. Quindi la nostra verità assoluta, da tutti noi condivisa, è però diversa da persona a persona. Non evitiamo infatti discussioni nel caso delle quali i nostri diversi pensieri si confrontano. Un tipo di relativismo c’è dunque anche tra noi”.


D'altra parte proprio papa Francesco spiega che l'incompatibilità tra Chiesa cattolica romana e la Massoneria risiede nel pelagianesimo e nel neognosticismo. Sono due eresie che si presentano ancora oggi all’interno del cattolicesimo stesso, sempre secondo Bergoglio, che nel manifesto del suo pontificato, la Evangelii Gaudium, ma anche in molte altre circostanze ha insistito su questi due pericoli. Il neognosticismo esprime l’ideologia della visione di un Dio che non si è incarnato e il neopelagianesimo invece la concezione dell’uomo prometeico che vive la propria esistenza contando solo sulla propria ragione. Il pontefice più che accusare la massoneria, richiama oggi questi pericoli per i credenti la sua fede.



Altra preoccupazione della Chiesa è che il cattolico che si associa alla massoneria, proprio perché segreta, non può prevedere ciò che succederà, quello che gli verrà chiesto o imposto e non sa se gli sarà facile mantenere la libertà nelle proprie scelte personali. Anche se pretende di rimanere fedele ai suoi principi intimi, si potrebbe trovare di fronte a bivi inopportuni per non dire illeciti per la fede cristiana. E ricorda ai cattolici che la fede e la dottrina della Chiesa è insuperabile e completa, ereditata dai profeti, rivelata da Dio tramite Gesù il Cristo (il Messia atteso), Dio fattosi uomo, confermata dalla tradizione dei Padri, dei Dottori e dei Santi, confessata dai martiri e preservata dal Magistero sacro.

Non è necessario cercare cose nuove per alimentare lo Spirito, una volta che Dio stesso ci offre la sua Parola: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6). Il Catechismo della Chiesa Cattolica, di ricchezza straordinaria, è capace di prepararci a compiere quello che ci chiede San Pietro: “Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15).

L’esortazione della Chiesa cattolica ai propri membri è quindi di non cercare cose nuove e pericolose per la nostra vita spirituale, o che mettono a rischio la nostra salvezza eterna, ma di imparare quello che dobbiamo imparare, seguendo la Santa Chiesa. E poi ci ricorda che la virtù principale del cattolico è l’obbedienza alla Santa Chiesa, chiamata da papa Giovanni XXIII Mater et Magistra (madre e maestra).

Il Magistero della Chiesa rivolge alla massoneria una critica di carattere anzitutto dottrinale, in quanto, come detto, il nostro metodo contempla il relativismo e, a seconda dei tempi, delle circostanze e delle massonerie, anche di carattere pratico per singole posizioni culturali, politiche, morali e sociali ostili alla Chiesa e alla sua dottrina, per terminare con l’uso del segreto come copertura di trame poco limpide.

In questa profondità d’indagine quindi la Chiesa distingue fra ragioni "pratiche" e ragioni "dottrinali" dell’inconciliabilità fra fede cattolica e appartenenza alla massoneria. Le ragioni pratiche sono la questione del segreto, quella della machinatio contro la Chiesa e la promozione dell’occultismo, mentre la ragione dottrinale è sostenuta dalla critica del metodo massonico[5].



Lascio al vostro personale interesse la lettura e l’approfondimento dell’argomento. La massoneria nelle sue espressioni storicamente più tradizionali ha sempre sottolineato il fatto di non essere una religione, né un surrogato della religione, di richiedere ai suoi membri di credere in un Essere Supremo di cui non fornisce nessun sistema di fede, di presentarsi sì come metodo, ma non come dottrina, come schema di lavoro e non come insieme di contenuti.

La Chiesa, nella sua lunga tradizione storica e da ultimo nei suoi documenti più recenti che sono allegati, ha escluso nel modo più fermo la possibilità della “doppia appartenenza”. La Chiesa è inflessibile, non si può appartenere ad entrambe e ricorda che non è mai stato permesso di associarsi alla Libera Muratoria anche e soltanto per poter essere utili alla società. Dialogo non vuol dire adesione.


Come posso quindi, sul piano pratico di quanto finora spiegato, essere nel contempo un convinto e soddisfatto Maestro Libero Muratore e un devoto cattolico? La condizione non può che essere personale, perché le implicazioni sono unicamente personali.

Riconosco le conseguenze delle mie scelte e sono in dialogo sincero con la mia coscienza, mentre non mi è più possibile alcun dialogo con esponenti della comunità ecclesiale, vescovi o sacerdoti, se non per il sacramento della riconciliazione, che presuppone per ottenere l’assoluzione il riconoscimento autentico d’essere in errore nel voler essere massone, di pentirmi e di mettermi in sonno.

Sono in stato di peccato grave e in aperta disubbidienza.

Sono in contrasto con le disposizioni della Santa Chiesa, a cui porto profondo amore e sono grato che mi voglia vigile sulla questione e non dubito della sincerità della decisione della Sacra Congregazione, ma dubito della sua giustezza, ponendomi in tal modo in disaccordo e in un ulteriore peccato, quello di presunzione o superbia.

Desidero conservare e conservo la mia fede, a cui sono tornato dopo studi approfonditi durante i quali è nata la vocazione francescana, fino alla professione di fede nel Terz’Ordine.

Anche se non sono in accordo con la mia Chiesa, non l’abbandono. Con molta umiltà, resto. Anche se non va per il mio verso, resto. Anche se sono considerato un peccatore e non ho la possibilità di essere assolto dal mio peccato, resto. Non mi sento peccatore. Il concetto di peccato non è possibile per me ricondurlo semplicemente all’appartenenza alla Libera Muratoria, non c’è proprio nulla nella Libera Muratoria che sia avverso alla retta coscienza, a Dio e al prossimo.

Contravvenire alla disposizione della Chiesa non mi rende felice, ma non posso sentirmi peccatore in quanto non disubbidisco alla legge morale e alla Legge di Dio.

Desidero la riconciliazione, ma la Chiesa non mi permette il dialogo e pretende un atto di sottomissione, che sarebbe rinunciare al cammino iniziatico con pentimento. La mia coscienza mi suggerisce un adeguato percorso di riconciliazione, ma reclamo per me stesso un’adeguata libertà di poter governare la mia coscienza. Sostanzialmente accetto e accolgo le verità di fede della Chiesa, e già questo dovrebbe essere adeguato e idoneo a considerarmi un buon fedele cattolico.

Non abbandono la fede cattolica. Riconosco nella Chiesa un nuovo umanesimo e l’impegno di papa Francesco per favorire una visione comune tra credenti di fedi diverse e non credenti per affrontare insieme le grandi sfide della modernità.

Non può esserci spazio per i contrasti tra le due istituzioni, quando tendono allo stesso scopo, di promuovere la giustizia e la pace nella tolleranza e nella collaborazione.

La Libera Muratoria non ha mai posto il problema della doppia appartenenza, proprio per la libertà di espressione e di culto di ognuno dei suoi membri e che è uno dei suoi principali fondamenti.



C’è forse la curiosità insita in alcuni Fratelli di come posso conciliare l’adesione ad una religione che pone dei dogmi di fede con l’appartenenza ad un Ordine iniziatico adogmatico, che non ammette dogmi.

La massoneria fa dell’antidogmatismo un punto qualificante, ma per il cattolico, il “dogma” non è mai stato di ostacolo alla “ricerca”, dalla Patristica ai dottori della Chiesa, ma all’interno della Rivelazione. Per la Massoneria, come detto, la Rivelazione non è “vincolante” e questo fa l’enorme differenza: il Mistero dell’Incarnazione, ma per il singolo Massone se credente cattolico è e resta vincolante alla propria fede. La differenza tra Ordine e adepti non comporta che un credente cattolico, come di qualsiasi altra fede religiosa, si precluda di cercare di capire l’orizzonte meta-confessionale della massoneria: un mondo comunque “altro” rispetto a quello delle singole “religioni”, delle Verità che “legano insieme” i propri credenti.


La prima considerazione è che sono affiliato al GOI proprio perché è adogmatico, non accetterei altre verità imposte al di fuori della mia fede. Il GOI non impone ai Fratelli di non seguire dei dogmi accettati per l’appartenenza a definite realtà religiose. Il dubbio massonico non è inconciliabile con i dogmi cristiani o di altre religioni, in quanto la Libera Muratoria e le religioni agiscono su piani diversi. L’interrogarsi continuamente e su ogni tematica propria della Libera Muratoria e dei bisogni della società la pone in un’ottica dubbiosa per soddisfare il desiderio di conoscenza dei singoli, tramite verifiche e approfondimenti. Ma questo modo dubitativo di studio è applicato alla realtà terrena, all’immanente. Il dogma ha una sua ragione d’essere nella sfera del rivelato, del trascendente, si tratta di una risoluzione o decisione dell’autorità e se lo si accetta e lo si osserva, lo si fa per fede, senza sottoporlo ad alcuna revisione di tipo razionale. Ognuno in Massoneria è libero di accettare i dogmi e i testi rivelati della sua fede e nessuno ha il diritto d’interferire nel pensiero altrui. La definizione degli articoli di fede hanno lo scopo di precisare e determinare i contenuti di fede, per evitare errori. Lo studio della teologia a questo livello aiuta i fedeli a spiegare la razionalità delle proposizioni di fede in cui credono, che esse non contengono delle contraddizioni, ad approfondirle, perché siano più comprensibili e maggiormente chiare.


La massoneria è ricerca. Vi sono dunque possibili ampi tratti comuni, percorribili da massoni osservanti di diverse fedi. Però da un certo livello in poi, il massone, se è tale, rimane solo nel proprio percorso, la sua è una strada “solitaria”, ma, al tempo stesso, “collegiale”, perché (mai dimenticare!) il massone non è un solipsista: si realizza e si rafforza nel “travaglio di loggia”.


Concludo col dire che auspico una nuova interpretazioni nella dottrina favorevole alla doppia appartenenza e che la Dichiarazione e la successiva Riflessione della “Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede” vengano ulteriormente approfondite, rivedute e cambiate.

La valutazione dello stato di peccato o di grazia è personale per ogni fedele cattolico, quand’anche Libero Muratore, ed è nel merito di ciò che ognuno assume in sé, per la propria fede e per gli atti compiuti nei confronti di Dio e della sua Chiesa, del prossimo e di se stesso.


Spero di potermi esprimere di nuovo al mio confessore e che questo sia lasciato libero di esercitare il sacramento della riconciliazione. Vorrei cioè poter tornare a riconciliarmi con Dio attraverso un sacerdote, che nella pratica pastorale possa giudicare la mia situazione, tenendo conto delle mie intenzioni, di come traduco in atti di tali disposizioni interiori, della mia vita da cattolico nella sua totalità.


Credo, per tutto ciò che ho detto, che le varie situazioni dei cattolici massoni andrebbero giudicate caso per caso.


Oggi, invece, se anche un prete mi desse l’assoluzione, questa sarebbe invalida e se facessi la comunione, il sacramento ricevuto non sarebbe comunque valido.


Noi massoni cattolici siamo stati allontanati dalla communio hierarchica, ma non da Dio.


Ritengo necessario ristabilire questa communio, e ricevere validamente e lecitamente l’assoluzione sacramentale. Questa è un’esigenza personale sorretta da un genuino spirito di fede, che dovrà tradursi in un impegno, affinché il dialogo massoneria e Chiesa cattolica continui con reciproco rispetto.

Forse troverò sacerdoti della portata di Rosario Esposito e Giovanni Caprile con cui ricominciare un dialogo interrotto con la Chiesa, partendo dal presupposto, da loro riscontrato su documentazione bibliografica e archivistica molto ricca, che gli ostacoli alla doppia appartenenza, cattolica e massonica, non derivano dalla sostanza della questione, ma dipendono solo da particolari contingenze storiche e ambientali.

Ho detto,

F.M.A. Daniele

[1] Allegato 1 a pag. 5 [2] Allegato 2 a pag. 6 [3] Fide et ratio, 71 [4] La Repubblica, lunedì 9 ottobre 2017, pag. 26 [5] Massoneria e religioni, a cura di Massimo Introvigne, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1994 All. 1

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

DICHIARAZIONE SULLA MASSONERIA

È stato chiesto se sia mutato il giudizio del Chiesa nei confronti della massoneria per il fatto che nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene espressamente menzionata come nel Codice anteriore.

Questa Congregazione è in grado di rispondere che tale circostanza è dovuta a un criterio redazionale seguito anche per altre associazioni ugualmente non menzionate in quanto comprese in categorie più ampie.

Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.

Non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito, e ciò in linea con la Dichiarazione di questa S. Congregazione del 17 febbraio 1981 (Cf. AAS 73, 1981, p. 240-241).

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Dichiarazione, decisa nella riunione ordinaria di questa S. Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.

Roma, dalla Sede della S. Congregazione per la Dottrina della Fede, il 26 novembre 1983.

Joseph Card. RATZINGER

Prefetto

Fr. Jérôme Hamer, O.P.

Arcivescovo tit. di Lorium

Segretario



All. 2

RIFLESSIONI AD UN ANNO DALLA DICHIARAZIONE

DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

INCONCILIABILITÀ TRA FEDE CRISTIANA E MASSONERIA

Il 26 novembre 1983 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicava una dichiarazione sulle associazioni massoniche (cfr AAS LXXVI [1984] 300).

A poco più di un anno di distanza dalla sua pubblicazione può essere utile illustrare brevemente il significato di questo documento.

Da quando la Chiesa ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica «Humanum Genus» di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella massoneria idee filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica. Per Leone XIII esse si riconducevano essenzialmente a un naturalismo razionalista, ispiratore dei suoi piani e delle sue attività contro la Chiesa. Nella sua Lettera al Popolo Italiano «Custodi» (8 dicembre 1892) egli scriveva: «Ricordiamoci che il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili, così che iscriversi all’una significa separarsi dall’altra».

Non si poteva pertanto tralasciare di prendere in considerazione le posizioni della massoneria dal punto di vista dottrinale, quando negli anni 1970‑1980 la S. Congregazione era in corrispondenza con alcune Conferenze Episcopali [del nord Europa, soprattutto tedesca] particolarmente interessate a questo problema, a motivo del dialogo intrapreso da parte di personalità cattoliche con rappresentanti di alcune logge che si dichiaravano non ostili o perfino favorevoli alla Chiesa.

Ora lo studio più approfondito ha condotto la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede a confermarsi nella convinzione dell’inconciliabilità di fondo fra i principi della massoneria e quelli della fede cristiana.

Prescindendo pertanto dalla considerazione dell’atteggiamento pratico delle diverse logge, di ostilità o meno nei confronti della Chiesa, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, con la sua dichiarazione del 26.11.83, ha inteso collocarsi al livello più profondo e d’altra parte essenziale del problema: sul piano cioè dell’inconciliabilità dei principi, il che significa sul piano della fede e delle sue esigenze morali.

A partire da questo punto di vista dottrinale, in continuità del resto con la posizione tradizionale della Chiesa, come testimoniano i documenti sopra citati di Leone XIII, derivano poi le necessarie conseguenze pratiche, che valgono per tutti quei fedeli che fossero eventualmente iscritti alla massoneria.

A proposito dell’affermazione sull’inconciliabilità dei principi tuttavia si va ora da qualche parte obiettando che essenziale della massoneria sarebbe proprio il fatto di non imporre alcun «principio», nel senso di una posizione filosofica o religiosa che sia vincolante per tutti i suoi aderenti, ma piuttosto di raccogliere insieme, al di là dei confini delle diverse religioni e visioni del mondo, uomini di buona volontà sulla base di valori umanistici comprensibili e accettabili da tutti.

La massoneria costituirebbe un elemento di coesione per tutti coloro che credono nell’Architetto dell’Universo e si sentono impegnati nei confronti di quegli orientamenti morali fondamentali che sono definiti ad esempio nel Decalogo; essa non allontanerebbe nessuno dalla sua religione, ma al contrario costituirebbe un incentivo ad aderirvi maggiormente.

In questa sede non possono essere discussi i molteplici problemi storici e filosofici che si nascondono in tali affermazioni. Che anche la Chiesa cattolica spinga nel senso di una collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, non è certamente necessario sottolinearlo dopo il Concilio Vaticano II. L’associarsi nella massoneria va tuttavia decisamente oltre questa legittima collaborazione e ha un significato ben più rilevante e determinante di questo.

Innanzi tutto si deve ricordare che la comunità dei «liberi muratori» e le sue obbligazioni morali si presentano come un sistema progressivo di simboli dal carattere estremamente impegnativo. La rigida disciplina dell’arcano che vi domina rafforza ulteriormente il peso dell’interazione di segni e di idee. Questo clima di segretezza comporta, oltre tutto, per gli iscritti il rischio di divenire strumento di strategie ad essi ignote.

Anche se si afferma che il relativismo non viene assunto come dogma, tuttavia si propone di fatto una concezione simbolica relativistica, e pertanto il valore relativizzante di una tale comunità morale-rituale lungi dal poter essere eliminato, risulta al contrario determinante.

In tale contesto, le diverse comunità religiose, cui appartengono i singoli membri delle Logge, non possono essere considerate se non come semplici istituzionalizzazioni di una verità più ampia e inafferrabile. Il valore di queste istituzionalizzazioni appare, quindi, inevitabilmente relativo, rispetto a questa verità più ampia, la quale si manifesta invece piuttosto nella comunità della buona volontà, cioè nella fraternità massonica.

Per un cristiano cattolico, tuttavia, non è possibile vivere la sua relazione con Dio in una duplice modalità, scindendola cioè in una forma umanitaria, sovra-confessionale e in una forma interna, cristiana. Egli non può coltivare relazioni di due specie con Dio, né esprimere il suo rapporto con il Creatore attraverso forme simboliche di due specie.

Ciò sarebbe qualcosa di completamente diverso da quella collaborazione, che per lui è ovvia, con tutti coloro che sono impegnati nel compimento del bene, anche se a partire da principi diversi.

D’altronde un cristiano cattolico non può nello stesso tempo partecipare alla piena comunione della fraternità cristiana e, d’altra parte, guardare al suo fratello cristiano, a partire dalla prospettiva massonica, come a un «profano».

Anche quando, come già si è detto, non vi fosse un’obbligazione esplicita di professare il relativismo come dottrina, tuttavia la forza relativizzante di una tale fraternità, per la sua stessa logica intrinseca ha in sé la capacità di trasformare la struttura dell’atto di fede in modo così radicale da non essere accettabile da parte di un cristiano, «al quale cara è la sua fede» (Leone XIII).

Questo stravolgimento nella struttura fondamentale dell’atto di fede si compie, inoltre, per lo più, in modo morbido e senza essere avvertito: la salda adesione alla verità di Dio, rivelata nella Chiesa, diviene semplice appartenenza a un’istituzione, considerata come una forma espressiva particolare accanto ad altre forme espressive, più o meno altrettanto possibili e valide, dell’orientarsi dell’uomo all’eterno.

La tentazione ad andare in questa direzione è oggi tanto più forte, in quanto essa corrisponde pienamente a certe convinzioni prevalenti nella mentalità contemporanea. L’opinione che la verità non possa essere conosciuta è caratteristica tipica della nostra epoca e, nello stesso tempo, elemento essenziale della sua crisi generale.

Proprio considerando tutti questi elementi la Dichiarazione della S. Congregazione afferma che la Iscrizione alle associazioni massoniche «rimane proibita dalla Chiesa» e i fedeli che vi si iscrivono «sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

Con questa ultima espressione, la S. Congregazione indica ai fedeli che tale iscrizione costituisce obiettivamente un peccato grave e, precisando che gli aderenti a una associazione massonica non possono accedere alla Santa Comunione, essa vuole illuminare la coscienza dei fedeli su di una grave conseguenza che essi devono trarre dalla loro adesione a una loggia massonica.

La S. Congregazione dichiara infine che «non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche, con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito». A questo proposito il testo fa anche riferimento alla Dichiarazione del 17 febbraio 1981, la quale già riservava alla Sede Apostolica ogni pronunciamento sulla natura di queste associazioni che avesse implicato deroghe alla legge canonica allora in vigore (can. 2335).

Allo stesso modo il nuovo documento, emesso dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede nel novembre 1983, esprime identiche intenzioni di riserva relativamente a pronunciamenti che divergessero dal giudizio qui formulato sulla inconciliabilità dei principi della massoneria con la fede cattolica, sulla gravità dell’atto di iscriversi a una loggia e sulla conseguenza che ne deriva per l’accesso alla Santa Comunione. Questa disposizione indica che, malgrado la diversità che può sussistere fra le obbedienze massoniche, in particolare nel loro atteggiamento dichiarato verso la Chiesa, la Sede Apostolica vi riscontra alcuni principi comuni, che richiedono una medesima valutazione da parte di tutte le autorità ecclesiastiche.

Nel fare questa Dichiarazione, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede non ha inteso disconoscere gli sforzi compiuti da coloro che, con la debita autorizzazione di questo Dicastero, hanno cercato di stabilire un dialogo con rappresentanti della massoneria. Ma, dal momento che vi era la possibilità che si diffondesse fra i fedeli l’errata opinione secondo cui ormai la adesione a una loggia massonica era lecita, essa ha ritenuto suo dovere far loro conoscere il pensiero autentico della Chiesa in proposito e metterli in guardia nei confronti di un’appartenenza incompatibile con la fede cattolica.

Solo Gesù Cristo è, infatti, il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli.

***

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