• Daniele

SONO ANCORA ATTUALI LE MOTIVAZIONI DELL’ESCLUSIONE DELLE DONNE ALL’INIZIAZIONE MASSONICA?

Aggiornamento: 25 ott 2020


Una preclusione tuttora vigente nel Grande Oriente d’Italia



  Vi presento le tesi ostative all’ingresso delle donne in Massoneria, una preclusione ancora vigente nel Grande Oriente d’Italia, mentre è stata completamente sorpassata da tempo in altre Obbedienze massoniche e le mie personali riflessioni al riguardo.

L’esclusione della donna dalla Massoneria moderna speculativa risale ai tempi della “Costituzione di Anderson” e deriva da motivazioni riconducibili, più o meno, “alle differenze di genere” e “all’ortodossia anglosassone” enunciata nei Landmarks, che nel delineare dei principi fondamentali di ordine tradizionale, di fatto sono stati condizionati e limitati dall’epoca in cui furono redatti, con un “genere maschile dominante” e teso ad evitare in ambito sociale motivi di “sconvenienza” nei rapporti con le donne.

Teniamo presente comunque che già nel ‘700 questa norma fu aggirata e superata con la creazione delle prime Logge di Adozione femminili.

Il superamento di questo limite, per un Ordine antidogmatico come il nostro che non vuole essere discriminatorio, deve passare attraverso un confronto culturale per decidere l’opportunità di formulare una proposta “pro logge miste” da presentare agli organi interni preposti del G.O.I. e richiedere un pronunciamento della Gran Loggia.


Oggi, come afferma il Fr:.: Eugenio Bonvicini nel suo libro “Massoneria Moderna”, le tesi sull’esclusione delle donne si riconducono, a grandi linee, a tre argomentazioni principali:

· di natura storica e culturale;

· di natura pratico-organizzativa ed istituzionale;

· di natura misterica ed esoterica.


1 -La prima tesi di natura storica e culturale si fonda sull’origine corporativa del “mestiere” dello scalpellino-muratore e del mastro architetto, dove il simbolismo del Lavoro legato al muratore-costruttore era, ed è ancora ai tempi nostri, sostanzialmente maschile e non conforme alla sensibilità e delicatezza femminili. Per modificare questo severo limite di lunga tradizione non ritengo siano valide le ragioni ideologiche femministe, basate sui mutati costumi sociali ed è superficiale acconsentire a tale pretesa solo per non sembrare uomini antiquati che guardano al passato e non al futuro.

Credo infatti che riunire una cerchia ristretta di soli uomini all'interno di quattro mura private è tutto fuorché illegittimo e non è una discriminazione di genere, ma una tradizione.

L'esclusione da parte del GOI non porta discriminazione di sorta alla donna in quanto la donna può chiedere di aderire in un percorso iniziatico massonico ad una delle tante Obbedienze miste od esclusivamente femminili.

La selettività che ci riserviamo è di tutt’altra sostanza e sta a noi farla comprendere.


2- La tesi di natura pratico organizzativa ed istituzionale porta le ragioni di non opportunità ad ammettere ad ogni effetto le donne in Loggia, in quanto potrebbero far sorgere motivi di “turbativa” per la serenità e fraternità della Loggia, non ultimo quello della naturale attrazione dei sensi tra uomo e donna, che può quanto meno condizionare i comportamenti in istintivi e reciproci segni di vanità maschile o femminile.

  Meglio sostenere un Ordine istituzionale autonomo in cui le donne possono beneficiare di una formazione culturale e morale in senso massonico e con un fondamento iniziatico in senso massonico, ma adatto alla sensibilità femminile, anche nel simbolismo. Tale tesi si basa su un aspetto fondamentale e complesso del comportamento che riguarda e investe innanzi tutto la cultura, la biologia e la psicologia, coinvolge tutta la vita relazionale. La questione andrebbe affrontata seguendo studi multidisciplinari che riguardano la crescita dell'individuo nella nostra società, la costruzione dell'identità personale e l'evoluzione in senso sociale dell'individuo stesso. Per superare questa tesi si devono vincere una serie di atteggiamenti, modificare la condotta e i condizionamenti culturali, per voler realizzare una personalità nuova propria del cammino iniziatico.


3- La terza tesi di natura misterica ed esoterica afferma che le Tradizioni Jeratiche cosiddette Solari, sono di segno maschile e in esse l’iniziazione era esclusivamente maschile e, soprattutto, era inibito alle donne ogni sacerdozio ed ogni potere iniziatico. A tali Tradizioni “Solari” si contrapponevano quelle “Lunari” di segno femminile, esclusive delle donne, che assumevano le funzioni di sacerdotesse con proprio potere iniziatico. Secondo tale tesi le ragioni ostative all’ingresso delle donne in Massoneria avrebbero radici esoteriche e come tali invalicabili.

  Altri fratelli sostengono anche ragioni misteriche e affermano come vi fosse stata una lotta fra uomini e donne nelle società primitive per affermare culti solari in contrapposizione a culti lunari, con lo scopo di conquistare il potere. Tale contrapposizione sarebbe sfociata poi nell’idea, già in antiche religioni e poi nella cristianità medievale, della presunta dualità uomo-donna, che ha alimentato l’allucinata visione della Chiesa romana della donna-tentazione, corruttrice e simbolo del peccato ed ha fomentato la superstizione fino a pervenire nella credenza della strega da condurre al rogo, durata fino al 17° secolo, nel quale ancora si discuteva se la donna avesse o meno un’anima. Anche in epoca umanistica la donna assurge allegoricamente a simbolo della Ragione, di Sapienza che libera l’uomo, della Sophia del Dolce Stil Novo, sempre e comunque in perenne distinzione dall'uomo. In Dante ad esempio la donna è rappresentata superiore all'uomo, la donna angelica, e l'uomo deve solo pensare ad un amore puro, orientato al raggiungimento di Dio per mezzo della donna, unico mezzo per raggiungerLo.

  Questa tesi non mi convince, perché se è indubbio che nel nostro esoterismo esiste la costante della dualità: maschile – femminile (come nei simboli Sole-Luna, le due colonne B e J, ecc.), è anche profondamente vero e necessario che si debba tendere esotericamente alla congiunzione armonica dei contrari e condursi all’androgino alchemico.

  Questa tendenza è ineluttabile e non è attribuibile esclusivamente all’aspetto maschile o a quello femminile, ma implica concordia, in quanto il maschile conserva la memoria del femminile e viceversa, così da permettere la possibilità di armonizzare e unificare la propria androginìa.

  Ritengo sia un poco approssimativo affermare che esiste un’Iniziazione solare e un’Iniziazione lunare, perché entrambe rientrano nel percorso esoterico, integrandosi e completandolo.

  Esiste solo l’essere o non essere degli Iniziati, donne o uomini che siano.

  La strada dell’iniziazione porta a varcare la soglia del “tutt’altro da me” per integrarlo, e a riconoscersi nella polarità complementare.

  L’esclusione delle donne da un percorso iniziatico “in senso Massonico” motivata dal contenuto esoterico dell’Iniziazione è un “non senso”, perché alla base dell’iniziazione c’è il “valore delle conoscenze necessarie alla trasmissione iniziatica”, prerogative virtuose ed esperienziali che anche la donna possiede.


  Ritengo si debba riconoscere che il concetto iniziatico massonico non possa prescindere da quello dell’evoluzione interiore, animica e spirituale. Converrete con me che Anima e Spirito non hanno sesso e quindi la via iniziatica, intesa come mezzo per ricercare una verità interiore, può essere intesa e valida sia per l’uomo che per la donna, per cui l’esoterismo massonico con le sue finalità non può essere unicamente maschile, e deve tener conto della diversa natura, maschile e femminile.

  Questo riconosce che la donna possa accedere alla via iniziatica, anche attraverso un suo apposito Ordine, che le permetta una formazione culturale e morale in senso massonico a carattere esoterico, e sia consono alla sua natura femminile ed alla sua particolare sensibilità.


  Preciso che l’Ordine delle Stelle d’Oriente, riconosciuto dal GOI, ricorre ad una simbologia propria e diversa da quella massonica, creata opportunamente per fare un’esperienza culturale di “tipo massonico” e con la collaborazione di maestri massoni, ma con elementi di Ritualità esclusiva, con l’allegoria del Labirinto, nel quale si rappresentano cinque personaggi biblici femminili che furono delle eroine: Ada, Ruth, Esther, Marta ed Eletta. Ad ognuna sono assegnati simboli come la spada, il velo, il covone di spighe, lo scettro, la corona, la colonna spezzata, il calice, la croce, piante e fiori come la violetta, il girasole, la mimosa, il giglio, il pino, l’alloro, la felce e la rosa, i diversi colori prescritti, i simboli dei quattro elementi primordiali Aria, Acqua, Fuoco, Terra a cui si aggiunge la Luce. Oltre a questi simboli, partecipando ad una loro tornata d’installazione, ho notato segni zodiacali ed altri simboli che richiamano quelli esoterici massonici e anche i loro messaggi offrono notevoli similitudini, d’altra parte le loro finalità sono quelle massoniche, ma realizzate con riti e simbologia propria.



  E ora proviamo ad ipotizzare la nostra Loggia aperta alle donne, perché appartenente ad un Ordine misto e quindi con Sorelle che siedono con noi tra le Colonne e partecipano ai Lavori e alle agapi e con le quali vogliamo costruire un’interazione fraterna e rispettosa.

L’interazione e l’integrazione dei due sessi in una stessa Loggia rappresenta davvero una possibilità, se riflettiamo sull’importanza della reciprocità uomo-donna.

Ne sono davvero convinto. Inoltre, nel riflettere sulla vita iniziatica come percorso personale, la Loggia diverrebbe un laboratorio dove l’esperienza vissuta e i percorsi formativi offerti dai Sorveglianti permetterebbero di aprire scenari completamente nuovi.


Proponiamoci di evidenziare gli aspetti positivi e le difficoltà che si potrebbero affrontare nei lavori di Loggia e negli iter formativi, nell’impegno ad educare ad una reciprocità tra uomo e donna in un cammino iniziatico.

La caratteristica principale risiede nella formazione e le implicazioni di tale esperienza sono molte, cercherò di presentare in breve le principali, secondo la mia esperienza.



  Ogni apprendista, uomo e donna, fin dalle prime tappe della formazione dovrebbe collaborare con persone dell’altro sesso. I momenti rituali, le agapi, i momenti formativi diverrebbero occasioni in cui sono messe a contatto le “differenze di genere”. Potremmo definire questa sorta di esperienza una ulteriore formazione “non ufficiale”, ma molto importante. Si tratterebbe di stare in un ambiente che ha tutte le potenzialità per poter sviluppare, come per osmosi, una reciprocità dei generi. I futuri Compagni d’Arte e Maestri avrebbero la possibilità di sperimentarsi continuamente con l’altro da sé, con “l’altra” mentalità e gli impegni di Loggia porterebbero gli Apprendisti a rielaborare continuamente il valore della condivisione della vita iniziatica. Teniamo presente che nelle Logge, il contatto ha due ambiti: interno ed esterno. L’Apprendista internamente vivrà la possibilità di comunicare agli altri Fratelli e Sorelle tutti gli aspetti della sua preparazione massonica nella modalità e sensibilità propria del suo genere. Così anche i contatti esterni porterebbero i Fratelli e le Sorelle ad avere continuamente la possibilità di interagire, compartecipare le situazioni che vivono nella vita profana e di attingere forza e fiducia dalla fraternità mista dei Fratelli e delle Sorelle della Loggia. Gli Apprendisti, interagendo con Fratelli capaci di “reciprocità di genere”, svilupperebbero una “competenza” maggiore rispetto alle Logge tradizionali in cui i generi sono separati. L’esperienza della Gran Loggia d’Italia ALAM evidenzia quanto l’ambito della Loggia mista riveli se l’Apprendista è adatto a vivere in un contesto di reciprocità, oppure se “le sue strutture mentali non sono in grado di essere flessibili per poter convivere pacificamente il percorso iniziatico con persone di genere opposto”.

  Ogni gruppo di Apprendisti e di Compagni sarebbe composto sia da uomini che da donne e gli incontri sarebbero guidati dai rispettivi 2° e 1° Sorvegliante e la responsabilità del cammino iniziatico, oltre a toccare primariamente i singoli Fratelli e Sorelle, graverebbe anche sui rispettivi Sorveglianti, che diverrebbero anche formatori della reciprocità di genere, per la quale dovrebbero essere adeguatamente preparati.

  Ci sono quindi dei punti di forza nella formazione mista, perché i Sorveglianti dovranno essere preparati e necessariamente ricevere un’istruzione che li metta a contatto con se stessi nella prospettiva “mista”, nella capacità di accogliere ciò che è altro da sé. I Sorveglianti si dovrebbero mettere nei confronti degli Apprendisti e Compagni in un atteggiamento di ascolto, cercando di aiutarli a prendere contatto con le lorodifficoltà” in una prospettiva interiore, nell’educarli a saper accogliere la diversità che si nasconde dentro ognuno e così facendo renderli capaci d´accoglienza e rispetto nei confronti dell’altro genere. Ai fini principali della formazione si aggiungerebbe quindi anche quello di portare i Fratelli alla piena integrazione con l´altro genere, nel rispetto e nella accoglienza. Così ogni membro della Loggia avrebbe la possibilità di crescere in questa direzione, imparando a percorrere una strada insieme agli altri, uomini e donne che siano, mettendo in comune le proprie particolarità ed esercitando tutte quelle virtù necessarie per una serena convivenza, che attinge ad una profonda convinzione nei valori massonici.

  Durante la mia permanenza nell'Ordine ho raccolto numerose confidenze e testimonianze di Fratelli e Sorelle appartenenti a comunioni massoniche miste, che svelavano molte difficoltà nell’integrazione tra uomini e donne e queste difficoltà nascevano nei rapporti nel mondo profano al di fuori dell'Ordine, nella conduzione delle sedute, nell’organizzazione di un incontro o di un convegno, nella guida del gruppo di novizi, nel comportamento durante i lavori. Alcuni Fratelli non sapevano affrontare correttamente la questione del rapporto con le Sorelle. Questi Fratelli tendevano ad affermare il proprio punto di vista con poca tolleranza (forse a causa di una mancanza di stima del sesso opposto). Il contrasto nasceva già nella fase formativa: in molti novizi sussisteva una mentalità conformista di competizione e questo viziava il loro giudizio e la possibilità di fare un’opera formativa efficace. Inoltre avveniva spesso che li Apprendisti si mimetizzassero, ovvero che accettassero solo falsamente la necessaria integrazione con l’altro sesso, ma nel momento in cui erano fuori dalla formazione iniziale si toglievano la maschera e ritornavano a pensare diversamente.

Nel contesto del nostro sodalizio ritengo che i comportamenti sarebbero i medesimi.

  Nell’affrontare la questione richiamo il cammino interiore che conduce all'Iniziazione reale, quel “conosci te stesso” che, attraverso un processo di metamorfosi interiore, unisce il piano della coscienza intellettuale alla coscienza spirituale. Perciò l'Iniziazione reale, legata al processo di "trasformazione interiore", non trova riscontro nella componente sessuale e quindi “di genere”, anzi, la trascende del tutto.


L’Iniziazione è espansione ed unione tra diversi piani di coscienza. E se nella coscienza fisica (la ragione) il sesso (maschio e femmina) fa differenza, sul piano della mente superiore (l'intelletto) questa differenza non esiste.


La mente così sviluppata diventa androgina.

  Sono d'accordo con chi sostiene che probabilmente una Loggia mista è una Loggia che può tendere esotericamente alla congiunzione armonica dei contrari meglio di una Loggia “di genere”, proprio perché i generi sono a contatto iniziaticamente.

  Ma è così per tutti? È così per molti? O è così solo per alcuni?


  Non sono così convinto che tutti i Fratelli indistintamente mirino ai piani più profondi della loro coscienza, piuttosto mi sono persuaso che ancora qualcuno si accontenta delle rappresentazioni esteriori, formali ed essoteriche dell'Iniziazione, dove le caratteristiche di genere come gli “impulsi della corporeità” hanno un peso rilevante.

  In conclusione, sono del parere che la migliore garanzia di lavori personali fruttuosi sia lasciare ad ognuno la libertà di decidere se condividere la via iniziatica con la “sensibilità femminile” in un Ordine misto oppure vivere separatamente questa esperienza con la propria moglie/compagna e riconoscere in lei la possibilità di individuare noi stessi (principium individuationis) optando per un Ordine unicamente maschile.

Uguale libertà sostengo per le Sorelle.

Ho detto.

F.M.A. Daniele


Riporto ora una lettera della Sorella Massona Karen Kid.

Segue commento.


«Io sono Regolare.

So che questo è vero, anche se ho sentito dire diversamente. Questo perché varie giurisdizioni massoniche (come la Gran Loggia Unita d’Inghilterra, le Gran Logge Maschili degli Stati Uniti e così via) non sono in armonia con la mia giurisdizione, e poiché sono una donna, non posso essere Regolare. Mi è stato anche consigliato di prendere per buona come questa affermazione e di essere grato che i miei fratelli della “Malecraft” mi parlino.

Eppure so di essere Regolare perché la giurisprudenza Rituale e Massonica lo dice. Anch’io. A titolo di spiegazione, e nel contesto di questo lavoro, sto per usare una parola che molti trovano più sgradevole. Lo intendo nel suo senso legale.

Non sono il fratello bastardo di nessuno. Sono stato concepito nello stesso posto in cui sono tutti i Fratelli. Il nostro progenitore è lo stesso. Ero debit. prep. Sono stato ricevuta sugli stessi p؞ Sono stato creato nel C؞ di un L؞ G؞, P؞, e R؞.

Rispetto i criteri riportati dal Fratello Albert Mackey e altri, stabiliti molto tempo fa:

Sono riconosciuta come un massone libero e accettato.

Sono stato iniziata ai nostri misteri in quel “certo modo”.

Sono stato creata con l’assistenza e sotto la sovrintendenza di sette (e più) Maestri Massoni

Condivido in comune, con tutti i Fratelli, “il pronto uso di quei segni e di quelle parole che sono usate dagli altri fratelli”.

Tutto questo è avvenuto all’interno della mia giurisdizione che, come tutte le giurisdizioni massoniche, non rivendica alcuna autorità vincolante sui Massoni in qualsiasi altra giurisdizione. In effetti, ho riversato sui libri e non riesco a trovare alcun caso in cui qualsiasi Gran Loggia massonica, Consiglio Supremo o altro organo supremo abbia mai rivendicato autorità su qualsiasi altro corpo simile. (2) È comunemente accettato che fare qualsiasi dichiarazione che sia in alcun modo vincolante per qualsiasi altro organismo simile. Logicamente, questo include qualsiasi pronunciamento sulla regolarità.

Qualsiasi organo supremo massonico può stipulare accordi di amicizia con altri organismi simili. E possono anche dichiarare di considerare, nell’ambito della propria giurisdizione, quegli organismi che non sono in amicizia con loro come “clandestini” e perfino “irregolari”. Questo è un loro diritto.

Tuttavia, le loro dichiarazioni sulla regolarità al di fuori delle loro giurisdizioni non significano che quegli altri Massoni in altre giurisdizioni siano, in realtà, irregolari. In effetti, gli unici Fratelli che uno qualsiasi di questi organi supremi può dichiarare correttamente irregolari sono quelli nelle logge all’interno della loro sfera di autorità.

Ciò significa che un Fratello è Regolare in virtù del fatto di essere così riconosciuto all’interno della propria giurisdizione. Nessun Fratello sulla Terra richiede il riconoscimento da parte di qualsiasi altra giurisdizione per essere Regolare. Ogni Fratello è Regolare all’interno della propria giurisdizione come qualsiasi altro Fratello è Regolare all’interno della propria giurisdizione.

Quindi dico una verità – e per alcuni un mistero – quando dico:

“Io Sono Regolare”.

Karen Kidd»

Karen Kidd è una Sorella americana. Nel 2007 scolpì una Tavola Massonica che fece il giro del mondo, arrivando lì, nelle stanze della Gran Loggia Unita d’Inghilterra dove si pensa che risieda l’unica Massoneria valida a livello mondiale. In quei Templi, lì in Freemason’s Hall, la tavola della Sorella Karen venne letta attentamente e si decise addirittura di premiarla.

L’allora Vice Gran Maestro della Gran Loggia Unita d’Inghilterra Lord Northampton premiò il Lavoro della Sorella Karen Kidd con il World Award del 2007 per il miglior Lavoro di Loggia presentato da un Massone non membro di una Loggia della Gran Loggia Unita d’Inghilterra.

Nell'aprile 2010, il Grande Oriente di Francia, la più grande e antica giurisdizione massonica dell'Europa continentale, ha stabilito che le donne possono essere iniziate come membri a pieno titolo delle sue logge. Sebbene questa decisione sia di importanza limitata per la Massoneria regolare (tali giurisdizioni hanno reciso i legami con il Grande Oriente di Francia nel 1877 a causa dell’ammissione degli atei), è comunque storica. Le donne, per la prima volta in più di quattrocento anni, vengono ammesse direttamente ai misteri latomistici.

O almeno così siamo stati indotti a credere.

Tali traguardi sono raramente così semplici.


Gli approfondimenti storico documentali nei libri scritti da Karen Kidd sull’argomento, cioè le vite delle prime donne massone, hanno due obiettivi evidenti: in primo luogo, vogliono dimostrare che le donne hanno già avuto una parte, anche se piccola, nella Massoneria regolare sin dal suo inizio. Secondo, che le donne massone possiedono le stesse abilità e passioni massoniche delle loro controparti maschili e meritano di godere del pieno riconoscimento e accettazione da parte di logge maschili.


Kidd riconosce la scarsità del suo materiale originale, ma riesce a costruire alcuni interessanti abbozzi biografici di donne che hanno affermato l’affiliazione massonica con la massoneria regolare.


La sua richiesta per il pieno riconoscimento femminile, d'altra parte, è un'altra questione: Kidd sostiene che le storie massoniche tradizionali nascondono ingiustamente l’esistenza delle sorelle massone quando discutono delle origini della Fraternità.

Nota che gli "Old Charges", essendo un corpo di circa un centinaio di primi manoscritti, contengono numerosi riferimenti a donne, incluso l’uso della parola "Dame" in alcuni testi come l'equivalente di "Master". Di particolare interesse è York MS n. 4 (datato 1693). Kid fornisce anche esempi di donne apprendiste operative e uomini assegnati a maestre donne più tardi, all'inizio del XVIII secolo.

Allora perché, riflette Kidd, le donne erano escluse dalla Massoneria speculativa?

Purtroppo, non esiste una risposta certa a questa domanda.

Andersen e Desaguliers hanno reso esplicita l’ingiunzione nella Massoneria nel 1726.

Kidd, in poche parole, crede che fosse perché le donne del XVIII secolo non erano "libere" secondo la legge e i codici morali dei loro tempi e che le donne rappresentavano una minaccia sessuale di scandalo per le Logge speculative che si staccavano dalle loro origini operative.

Il suo libro Haunted Chambers contiene anche un elenco di donne che si presume abbiano violato la normale barriera di genere della Massoneria. Il numero, va notato, è poco più di una manciata. Solo tre sono generalmente accettate come iniziati - Elizabeth St.Leger Aldworth (1712), Henriette Heinken (1795) e Helene, contessa Hadik Barkoczy (1875) - che hanno attirato particolare attenzione e riconoscimento o censura dalle loro comunità massoniche locali. Le altre costituiscono una schiera di personalità che, come Elizabeth Aldworth, possono o non possono essere stati regolarmente iniziati, due sono primi muratori "adottivi", un travestito (che, essendo un uomo, davvero non dovrebbe contare) e uno o due altre, i cui pedigree massonici persistono più nella leggenda che nei fatti storici. È anche chiaro che a nessuno, tranne forse a Elizabeth Aldworth, fu mai permesso di entrare di nuovo in una Loggia regolare.

Karen Kidd è un membro di una loggia para-massonica e il suo studio “Haunted Chambers”, si legge un po’ troppo spesso più come una polemica contro l’esclusività di genere nella Massoneria regolare che come una semplice storia.

Non c’è motivo di mettere in dubbio l'impegno di lei o di altre donne nei confronti degli ideali e dei principi massonici. Dopo tutto, sono universali. Ma la Massoneria speculativa, indipendentemente dalle tradizioni effettive della massoneria operativa, fu istituita come un’organizzazione tutta maschile.

E non c'è e non ci deve essere nulla di ostile o controverso in questo fatto.

Durante un’epoca dei club, agli uomini piaceva organizzarsi socialmente come uomini. E lo facciamo ancora e lasciamo che coloro che desiderano perseguire la para-massoneria, la massoneria adottiva o le logge femminili lo facciano.


Non hanno bisogno del nostro permesso, né c’è motivo per cui la Massoneria regolare le riconosca. È sufficiente che noi abbiamo le nostre tradizioni e loro le loro.


Haunted Chambers contiene del materiale molto interessante e utile. È un peccato che Kidd non abbia approfondito l'avvento né della para-massoneria né della massoneria femminile. Essendo escluse le donne dalla massoneria regolare, sarebbe stato interessante saperne di più sullo sviluppo di questi corpi femminili o misti e sui loro primi esponenti femminili.

Forse Kidd lascerà l’argomento ad un altro libro.


Devo anche sottolineare che l’affermazione di Kidd a p. 42 del suo libro, riguardo al fatto che Elizabeth Alworth abbia ricevuto (o meno) il 3 ° grado in Massoneria, è un fatto storico massonico che si riallaccia a quei tempi; ciò che era noto come "la parte del Maestro" non era ancora separato dal Secondo Grado come grado proprio: il Terzo Grado non esisteva ancora all'inizio del XVIII secolo. Il Trinity College, Dublin MS, datato 1711 (un anno prima che Kidd, apparentemente ignara, suggerisca che la Aldworth fosse iniziata) dimostra che in Irlanda, almeno, erano già in corso tutti e tre i gradi separati. Dato che la sorella Aldworth ha accidentalmente “ascoltato” il diploma di Fellowcraft, non c'è motivo di presumere che abbia mai ricevuto più "luce" in Massoneria di quella che aveva già ottenuto in modo improprio, figuriamoci ottenere il diploma di Master Mason o essere autorizzata a sedere all’Oriente. Al contrario, il buon senso impone che sarebbe stata obbligata a mantenere il segreto, almeno per quanto necessario. Ma tutto questo, come molte cose riguardanti queste prime donne Massone, è una pura ipotesi a causa della scarsa documentazione storica.


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