Alchimia

Lezione 7

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Il grande Athanor della Creazione e la Qabbalah

L'AtHanor delle trasmutazioni fisiche e spirituali - La Qabbalah - L'Athanor nel Triangolo Superno - L'Alchimia è Sapere Cosmico - 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Athanor delle trasmutazioni fisiche e spirituali

 

  Ci troviamo di fronte ad una parola desueta per il profano, che non è addentro negli arcani dell'Alchimia operativa: l'Atanor.

 

  Che cos'è l'Atanor per un Artista dell'Arte Regia?

  Atanor è un termine che deriva dall'arabo at-tannūr (التنور) e dall'ebraico tanur che significa "forno" o  ha-tannut, fornace. Noi lo scriviamo Athanor o Atanor e la parola venne adottata da Lullo e poi da vari altri alchimisti, per indicare il fornello a fuoco continuo in cui le sostanze che si dovevano fondere erano racchiuse in un recipiente a forma d’uovo, entro il quale tentavano di produrre la Pietra Filosofale.

  Tale crogiolo fa parte degli attrezzi del laboratorio alchemico, ed è anche il recipiente impiegato sul fuoco continuo per la fusione dei metalli. Per gli Alchimisti operativi anche contemporanei, l'Athanor è il luogo ove si operano le trasmutazioni, è una matrice come il mondo stesso.

  Vi si attuano  le trasformazioni alchemiche della Magnum Opus:

  1. Distillazione, è denominata "Opera al Nero", Nigredo e rappresenta la fase dell'evoluzione della Grande Opera, conosciuta anche come "Testa di Corvo" o "Chaos", associata all'elemento Terra;

  2. Fusione, detta anche "Trasformazione in Bianco", Albedo o Rebis, che indica il compimento della prima metà dell'Opera, associato all'elemento acqua;

  3. Sublimazione o "Trasformazione in Rosso", Rubedo o Azoth, associato all'elemento fuoco.

  4. Citrinitas, o "Opera al Giallo", si ottiene agendo sul rosso con il Fuoco. Così si produce lo zolfo filosofico, di colore citrino (giallo intenso), una terra tenue estremamente ignea e secca, contenente un fuoco esuberante che è stato perciò definito fuoco della pietra. Ha la proprietà di aprire, di penetrare il corpo dei metalli, e di mutarli nella sua stessa natura. Associata all'elemento Aria, all'Estate ed al giorno pieno, associato all'elemento aria.

 

  Il Fratello Dom Antonio Giuseppe Pernéty, ex benedettino e Gran Maestro della Massoneria Ermetica, nel suo dizionario Mitico Ermetico ci dice:

  "I Saggi nelle operazioni della Grande Opera hanno denominato forno o fornello il terzo vaso che racchiude gli altri, conservando tutta l'Opera. Lo hanno chiamato Athanor, poiché è depositario di un fuoco immortale ed inestinguibile. In genere deve essere fatto di terracotta, oppure con argilla ben sminuzzata e setacciata, mescolata con escremento di cavallo e con il pelo dello stesso animale, in modo che il calore intenso non lo faccia poi scoppiare".

  Nella simbologia alchemica speculativa, la materia chiusa nell’uovo è la materia umana prima della palingenesi, la chiusura ermetica è l’isolamento dal mondo sensibile, indispensabile per raggiungerla, il fuoco del crogiolo è il potere mentale che va diretto in modo da sciogliere la coscienza dalla cognizione del corpo.

 

  L'Athanor è il corpo fisico dell’uomo in cui si realizzano le fasi di purificazione degli stati di coscienza, ed è infine l’intero Universo.

 

  Athanòr indica quindi il crogiolo delle trasmutazioni fisiche per l'Alchimia operativa e di quelle morali, spirituali o mistiche per l'Alchimia speculativa.

 

  L'Athanor quale Uovo gigantesco. Uovo orfico che si trova alla base di tutte le Iniziazioni nell'antico Egitto così come Pneuma nella Grecia antica [πνεύμα è un termine che significa "respiro", "aria", "soffio] o Ruah [in ebraico spirito viene tradotto con la parola רוח ("ruah"), un nome di genere femminile, che significa anche vento, respiro]. Lo Spirito del Signore o Ruah Elohim, che naviga sulle Acque.

 

  Nella acque dell'Athanor, "galleggia" lo Spirito del Mondo, lo Spirito della Vita, dei quali l'Alchimista giunto all'Alto Magistero dev'essere abile per impadronirsene.

 

  Le trasformazioni divengono trasfigurazioni dell'uomo in Cristo e Spirito, seguendo la massima V.I.T.R.I.O.L.,  Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem (Veram Medicinam), che vuol dire “Visita l’interno della terra, e rettificando (con successive purificazioni) troverai la pietra nascosta (che è la vera medicina)”.
 

  Dietro VITRIOL (a volte rappresentato dal re Duenech) vi è da un lato il procedimento per arrivare al completamento dell’Opus che non può che partire dal minerale che si trova all’interno della Terra. D’altro canto vi è l'invito ad indagare la propria anima ed il proprio spirito per purificarsi, che è un processo parallelo a quello della produzione della pietra filosofale:

L'Opera al Nero è la denominazione alchemica del primo stato di coscienza, o Putrefazione che ogni Iniziato deve acquisire e superare. Si riferisce al colore nero, che ricorda le tenebre della profondità da cui proviene il neofita, le ombre dell'inconscio. Nigredo rappresenta l'inizio del cammino iniziatico ed ascetico.

L'Opera al Bianco rappresenta lo stato di coscienza intermedio del cammino iniziatico ed ascetico e identifica la soglia dell'Illuminazione purificatrice che l'iniziato deve superare.

L'Opera al Rosso  è l'ultima fase del cammino ascetico, è lo stato di coscienza superiore, assimilabile, a seconda delle qualificazioni interiori di ciascun adepto, o nel "trionfo ermetico", in senso stretto, cioè nella spiritualizzazione del corpo e purificazione dello spirito, oppure nella definitiva e stabile acquisizione del carisma di livello angelico. Occorre sottolineare le enormi difficoltà che l'iniziato incontra inevitabilmente lungo l'aspro cammino iniziatico, tant'è che ben pochi conseguono il pieno successo completandolo.

L'Opera al Giallo rende manifesto l'occulto e il Tutto, è il fondersi completamente col Padre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qabbalàh

  L'Alchimista è un uomo di cuore. Ci sentirete ripetere spesso questa affermazione, perché così definiamo noi stessi liberati dalle catene dell'ego; buone persone, misericordiose e caritatevoli. Gli Alchimisti sono uomini e donne del cuore.

  Queste nobili qualità sono il frutto di ascesi spirituale, che non si ottiene rapidamente; non ci sarà alcuna brusca rivelazione, nessuna nuova ed immediata acquisizione, nessuna nuova ed immediata conoscenza.

  Eppure all'Iniziazione riceverete le chiavi delle porte dell'Oriente spirituale, lì dove nasce la vera Luce.

  Invitiamo ad un accurato studio dell'antica Tradizione, con le sue scuole pitagoriche, ebraico-qabalistiche, gnostiche, ermetiche.

 

  Iniziamo col darti le prime nozioni circa la Qabbalàh, quell'indecifrabile e lontano cosmo noto anche col nome di Quabbalah, Cabala, Kabala, Kabbala e Kabbalah, un termine di origine araba, derivato da una parola caldaica che significa semplicemente "Tradizione". Le differenti traslitterazioni oggigiorno denotano tradizioni alternative e la Qabbalàh ebraica non va quindi confusa con la Cabala o le cabale di tradizione occidentale, anche se queste si ispirano direttamente ad essa.

  In ebraico Qabbaláh è l'atto di ricevere, accogliere la Tradizione; secondo questi insegnamenti, essa è il livello di conoscenza più elevato e profondo che si rivela nel metodo d'interpretazione esegetica ebraica della Torah, definito in ebraico Sod, segreto.

 

  La definizione di Cabala varia quindi dalle sue origini religiose quale parte integrante dell'Ebraismo, ai suoi più tardi adattamenti cristiani e sincretici occultisti a seconda delle tradizioni e dei fini di coloro che la seguono e, nel nostro caso, dagli insegnamenti del nostro Ordine iniziatico.

  Non vogliamo proporre a te l'ambizione di studiare ora testi difficili e complessi, ma non possiamo esimerci dal peso di uno scritto un poco analitico e qualche annotazione e valutazione, perché, pur pensando alla tua inesperienza, non vogliamo in ogni caso privarti del peso di un sostegno. Val la pena tentare di decifrare e non rendere noiosa la lezione. Se il testo ti risulterà ugualmente poco comprensibile speriamo che almeno ti incuriosisca per un successivo approccio ed approfondimento coerente.  

 

  La Qabbalàh è "un itinerario tortuoso di fede", un vasto corpus di testi e idee e un insieme di insegnamenti esoterici intesi a spiegare il rapporto tra un immutabile, eterno e misterioso Ein Sof ("senza fine") e l'universo mortale e finito (creazione di Dio). Sebbene sia molto utilizzata da alcune correnti ebraiche, non è una confessione religiosa in sé e di per sé; costituisce le fondamenta dell'interpretazione religiosa mistica.

 

  Con lo studio della Qabbalàh noi Liberi Muratori Alchimisti miriamo a definire la natura dell'universo e dell'essere umano, la natura e lo scopo dell'esistenza e varie altre questioni ontologiche. Presentiamo inoltre i metodi per aiutare la comprensione di questi concetti e raggiungere quindi la realizzazione spirituale.

 

  Innanzi tutto è evidente la distanza della Qabbalàh dalla nostra epoca del terzo millennio che rende i messaggi di difficile comprensione. Inutile tentare di non considerare questa realtà e illudersi di essere di fronte a un messaggio comprensibile a tutti, Iniziati compresi. Tenteremo di non usare troppi vocaboli ebraici, anche se può essere fascinosamente esoterico, per non imbarazzarti nella ricerca della traduzione appropriata e della pronuncia corretta.

 

  Questa antica dottrina iniziatica è stata trasmessa dapprima oralmente e poi esposta in trattati, tra i quali i più importanti sono il Sefer Yetzirah (in ebraico ספר יצירה‎), (Sēfer Yĕṣīrāh - Libro della Formazione o Libro della Creazione) che fu composto tra il III e il VI secolo d. C. ed è una sorta di raffigurazione dell'atto creativo attraverso le "32 meravigliose vie di saggezza"; il Sefer ha-Zohar o semplicemente Zohar (in ebraico ספר הזוהר, Libro dello Splendore) e il Sefer ha-Bahir (in ebraico סֵפֶר הַבָּהִיר) o semplicemente Bahir, redatto posteriormente al Sefer Yetzirah, ma considerato, in quanto a struttura, contenuto e simbologia, la prima opera letteraria cabalistica nel senso proprio di questa espressione. Nonostante l'importanza attribuitagli dagli studiosi, Bahir continua ad essere in Occidente un testo molto poco conosciuto della letteratura cabalistica, diversamente invece dai più blasonati Sefer Yetzirah e Sefer ha-Zohar.

 

  Come ha descritto Gershom Scholem, il maggior storico e studioso della mistica ebraica, la Qabbalàh combina il misticismo estatico con quello teosofico. Rappresenta un sistema mistico metafisico che consente agli Iniziati di comprendere il messaggio occulto delle parole, e quindi di avvicinarsi alla conoscenza di Dio attraverso le emanazioni della sua Luce, denominate Sephirot (termine plurale ebraico che significa Numeri, sinonimo di Sefirot; il suo singolare è Sephira, o Sefira). Per non negare al Sefer Yetzirah la propria storia e la propria cultura  e non confinarlo nell'approssimativo e nell'esotico ad ogni costo, snaturandolo dalla sua grandezza, e poter far dire a te qualcosa di più che non diremmo noi, ti consigliamo di prendere in mano i libri di Gershom Scholem con appropriati apparati critici, note, indici ed introduzioni. La bibliografia italiana offre numerosi suoi testi tra cui Le origini della Kabbalà  ed. Il Mulino 1973, La Kabbalah e il suo simbolismo ed. Einaudi 1980, Alchimia e Kabbalah ed. Einaudi 1995.

 

  È importante tener in mente, quando si studiano argomenti come le Sefirot e le loro interazioni, che si tratta di concetti altamente "astratti" e che possono essere compresi "solo intuitivamente".

 

  Secondo la cosmologia cabalistica, le dieci Sephirot corrispondono a dieci livelli della creazione. Questi livelli di creazione non devono essere intesi come dieci diverse "divinità", ma come dieci modi diversi di rivelare Dio, uno per ogni livello.

  Non è Dio che cambia, ma la capacità di percepirLo.

 

  La Qabbalàh contiene la dottrina segreta della Tradizione semitica, dalla quale ha preso avvio la dottrina cristiana.

 

  Il Fratello Antoine Faivre nel suo "Storia delle Religioni" ci dice: "La Qabbalàh è il movimento attraverso il quale s'è espressa la mistica ebraica, specie tra il XII ed il XVII secolo. Peraltro la mistica qabbalistica si caratterizza meno per l'unione con la divinità che per l'aspirazione alla conoscenza del mondo, delle sue origini, della sua stessa fine; una conoscenza che si acquisisce con la contemplazione e l'illuminazione, grazie alla trasmissione di una tradizione primordiale".

 

  Il Fratello Marco Egidio Allegri nel suo libro "Introduzione al segreto massonico" dice: "La Qabbalàh ebraica, ovvero la Tradizione per eccellenza, serve all'intima comprensione della Bibbia e dei suoi Commenti, ed è utilissima a ricercare i significati più profondi dei rituali massonici. I quattro metodi di ricerca sono:

1) Pesciath (metodo fondamentale del rapporto lettera-numero e delle operazioni relative ad ogni parola o periodo);

2) Remez (metodo di interpretazione delle lettere direttamente come simboli divini e della loro collocazione nel Verbo);

3) Derusc (metodo di interpretazione delle allegorie espresse non solo dal testo ma anche da ogni vocale del testo; quindi possibilità di ampliare il significato dei simboli e d’interpretarne il valore relativamente ai fatti della vita propria ed altrui);

4) Sod (metodo occulto, riservato a settantadue Maestri, i quali riescono a conoscere, attraverso di esso i segreti del Misterioso Carro e delle Ruote di Ezechiele, e quindi quelli della Creazione".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Albero Sephirotico

 

   La qabbalàh ebraica, come ben afferma Jaques Brosse in Mitologia degli alberi, per rappresentare il suo sistema esoterico d'interpretazione mistica del mondo (e per tentare di svelarne il segreto agli Iniziati),  ricorre ad un quadro schematico detto "Abero della Vita", raffigurato al rovescio, perché la Creazione divina non può essere che discendante

  Nel Libro Bahir o Sefer ha-bahir, il più antico testo cabbalistico che si conosca, composto verso il 1180 nella Francia meridionale, si afferma che "tutte le potenze divine formano come l'albero una serie di anelli concentrici",  e nel Sefer ha-Zohar si può leggere: "Sì l'Albero della Vita va dall'alto verso il basso, è il sole che illumina tutto". 

   Secondo il cabbalista contemporaneo Z'ev ben Shimon Halevi, in L'Arbre de vie, Introductin à la Cabale, 1985, pp. 15-17,  "l'Albero della Vita è analogo all'Assoluto, all'Universo e all'uomo"

  È "un'immagine della Creazione".

  È un grafico oggettivo dei principi attivi in tutto l'Universo.

  Disposto sotto la forma analogica di un albero, illustra la discesa delle energie divine in questo mondo e il loro risalire. Contiene l'interezza delle leggi cosmiche e la loro interazione.

 

  "È un quadro dell'umanità" non meno che un ritratto dell'essere umano in quanto individuo. "Punto di congiunzione in miniatura, completo ma non realizzato, meno alto degli angeli, spetta a questo scegliere la via dell'ascesa interiore e così cogliere il frutto finale."

  In altri termini, l'energia divina scende dalle radici verso i rami dell'albero rovesciato, quindi l'energia che è deposta nell'uomo deve risalire alla sorgente, per fiorire in seno al suo Creatore.

  Interpretando le Sefiroth sul piano orizzontale, vi si ritrova la rappresentazione dei tre mondi collegati all'albero: la Divinità, l'universo e l'uomo, dei quali esso rivela l'identico funzionamento interno. L'uomo e l'universo sono il riflesso l'uno dell'altro ed entrambi riflettono l'Infinito, per loro inconoscibile perché sono esistenti nel campo del finito, dal quale però procedono e nel quale sono ugualmente immersi.

   Le Sefiroth alcuni le vedono come poteri sacri e correnti sacre, mentre altri le chiamano strumenti del governo di Dio. I mistici li esprimono come i dieci volti di Dio .

     

  L'albero è costituito da tre colonne verticali:

 

Le tre colonne costituiscono un sistema armonico:

- la colonna centrale, detta dell'Equilibrio e della Mitezza, colonna fondamentale attraverso il vertice della quale il NON MANIFESTO entrerà in azione mediante la prima sfera o sefira Kether, la Corona. La colonna costituisce il luogo della sintesi e arriva alla sefira Malkuth, il regno, derivato dalla sefira Yesod, la base.   Malkuth è la cima rovesciata dell'albero di cui Kether è la radice, è la manifestazione realizzata, materializzata e, quando l'albero rappresenta l'uomo, il corpo di questo. La colonna centrale è la spina dorsale, lungo la quale la rugiada divina affluisce nell'utero inferiore. 

- la colonna della mano destra, detta della Grazia o della Misericordia, che porta sulla sommità la seconda sefira Chokmah che a sua volta derivata direttamente dalla sefira Keter, e che è anche Abba, il Padre cosmico o principio maschile, quindi polarità positiva (+) e potenza attiva maschile della Divinità riflessa direttamente da Keter;

- la colonna della mano sinistra, detta del Rigore della Severità , verso il quale il "Lampo scintillante" proveniente da Chokmah si dirige successivamente, è dominato da Binah, che è anche Aima, la Grande Madre o principio femminile, quindi polarità negativa (-) e grande potenza femminile della Divinità, è co-eguale a Chokmah.

 

  Chokmah, con due sole linee energetiche che non possono racchiudere lo spazio, è senza potere, finché Binah non chiude il triangolo. Chokmah, grande forma maschile della Divinità, e Binah, grande forma femminile della Divinità, sono l'una principio maschile e l'altra principio femminile, eternamente congiunti per mantenere in ordine l'universo, costituiscono la prima divisione, il primo dualismo del Principio, che è dunque per natura androgino. Queste Sefirot, nella loro completa interazione rendono evidente la superna Trinità. Il Dio, l'Elohim, nella cui immagine sono stati creati l'uomo e la donna, secondo l'insegnamento della Cabbala, uguali dinnanzi a Dio.

  L'albero delle Sefirot costituisce quindi il cuore della Qabbalàh, è il suo simbolo più influente e complesso, è un archetipo specifico del Divinità creatrice, che si manifesta. 

 La Volontà primordiale mantiene l'equilibrio universale, armonizza e risolve tutte le opposizioni nella sua unità.

  Questo albero poggia quindi sulle tre colonne, della grazia o forza attiva ed espansiva a destra (saggezza), del rigore o forza passiva costruttiva o formativa a sinistra (intelligenza) e dell'equilibrio assiale centrale (sintesi). 

 

  Occorre ora riesaminare le Sefirot sia singolarmente che nel loro insieme e nelle loro relazioni per tentare di comprenderne il significato, per nulla evidente.

  "L'entità sefirotica è la figura di Dio e l'uomo è la sua immagine", afferma Leo Shaya nel libro: Il significato universale della cabala

  Gli archetipi sefirotici sono anche gli archetipi dell'uomo, sia spirituale che fisico, “Sono le cause e i modelli di tutte le luci intellettuali che sorgono nella sua mente, tutte le facoltà e i poteri positivi della sua anima, tutti i membri e gli organi della sua Corpo".

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le Sefirot sono anche rappresentate come dieci contenitori o involucri disposti attorno al nucleo centrale dell'En-Soph, l'informe e imperscrutabile centro dell'Essere.

  La meditazione su questo non-manifesto o non-essere è definita dai cabalisti, secondo una strofa del Cantico dei cantici di Salomone, come una "immersione in nuce".

  Le Sefirot sono un sistema olistico in cui il tutto, fino alla più piccola particella, si sviluppa e si rispecchia all'infinito.

  Sono luce di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sephirot, il cuore della Qabbalàh

 

  Le Sephirot sono identificate con i primi dieci numeri originari che in combinazione con le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico (linee di energia che collegano le potenze dei numeri sefirotici) rivelano il piano della Creazione di tutte le cose terrene e celesti. 

  Trova le spiegazioni legate al simbolismo dei numeri e delle lettere che si nascondono dietro la numerologia della cabala ebraica e potrai tentare di comprendere la Qabbalàh. Devi essere ragionevolmente certo delle tue possibilità di riuscita. 

  Nell’alfabeto ebraico ogni lettera ha un determinato valore numerico. Ogni lettera è quindi trasformata in un numero le cui cifre sommate insieme daranno come risultato un altro numero composto da un’unica cifra. Nella cabala ebraica i numeri sono fondamentali per capire i segnali che l’universo dà all’uomo. Chi studia questi antichi testi può conoscere il significato nascosto dietro ogni numero o parola e avvicinarsi in questo modo alla luce di Dio. Ogni numero una Sephira, ogni Sephira un nuovo livello di conoscenza, solo risalendo il grafo fino alla radice, districandosi nell'insieme di linee e punti di Luce, si potrà raggiungere la comprensione finale. La Conoscenza suprema... in cui tutto si annulla, perché di nulla ha bisogno. 

 

  Le Sephirot sono i dieci nomi, attributi o potenze di Dio e rappresentano un organismo pulsante, vibrante, chiamato anche "Volto mistico di Dio" o "Corpo del Cosmo". 

  Nella Creazione solo l'attività delle Sephirot inferiori è visibile, perché la triade superiore agisce al di fuori del tempo e in modo incomprensibile al genere umano. Questa corrispondenza al sistema quaternario del divino mondo della luce (Aziluth) 1-2-3, separato per mezzo di un velo da entrambe le triadi inferiori, quella del mondo del trono (Beriath) 4-5-6, e quella del mondo degli angeli (Jezirah) 7-8-9. Malkhut 10, l'ultima Sefira, viene identificato con Assia, l'archetipo spirituale del mondo materiale.

 

  Le Sefirot sono emanazioni, sono le dieci "modalità" o  "strumenti" della Divinità attraverso cui l'Ein Sof, l'Infinito, si rivela e continuativamente crea sia il reame fisico che la Catena dei Reami metafisici superiori. 

  Da un punto di vista teologico le Sephirot sono "Luci Increate", ma, in qualità di emanazioni divine non possiedono la natura di esseri divini o di manifestazioni rivelate.

  Le Sefirot sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ogni individuo nella vita quotidiana; sono dieci principi basilari riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, capaci di unificarla e darle senso e pienezza:

  «Tua, Signore, è la grandezza (Ghedullah), la potenza (Ghevurah), la bellezza (Tipheret), la vittoria (Nezakh) e la maestà (Hod), perché tutto (Kol - appellativo di Yessod), nei cieli e sulla terra, è tuo. Signore, tuo è il regno (Mamlachah - altro nome di Malkhut); tu sei colui che ti innalzi come testa (Ro'sh - le tre Sefirot superiori) su ogni cosa. (1Cron, 29,11

  Le Sephirot non sono come i gradini di una scala che va dalla Divinità al mondo che ne è influenzato, sono da intendersi più come fasi interconnesse olistiche della forza creatrice della Divinità, un unicum inscindibile all'interno di Dio stesso, che è Uno, Immutabile e Perfetto.

  Secondo lo Zohar sono correlate alla "Parola creatrice", ovvero la Sapienza dei Nomi di Dio.

 Dio potrebbe influire, stabilire, creare flussi ed influssi, legarsi e realizzare direttamente immediatamente secondo quanto voluto, ma , secondo la Qabbalah "Egli desidera farlo poco a poco tramite le opere e gli strumenti, secondo la catena delle cause e degli effetti e le Sephirot sono le modalità primarie archetipiche, che concernono la 'Mente Suprema' divina e ne costituiscono cioè la "struttura".

  Configurazioni alternative delle Sephirot sono date da scuole diverse nello sviluppo storico della Cabala, con ognuna che articola differenti aspetti spirituali. La tradizione del numero 10 è indicata nello Sefer Yetzirah: "Dieci e non nove, ma d'altra parte, dieci e non undici". Poiché nell'insieme sono elencate undici Sefirot nei vari schemi cabalistici, due (Keter e Daat) sono visti come manifestazioni inconsce e consce dello stesso principio, conservando quindi le dieci categorie. Nella Qabbalah viene descritta la struttura funzionale delle Sefirot nel canalizzare la divina forza vitale creativa, rivelando l'inconoscibile essenza divina alla Creazione.

  Da considerare che alle Sephirot vengono date le denominazioni più diverse, se non addirittura opposte, come "prodotti di un principio semplice, manifestazioni della bontà dell'Essere sublime, analogie essenziali dell'Essere supremo, idee della sua volontà, vaso della sua potenza, strumento delle operazioni, dispensatrici della sua bontà, attributi del suo spirito, dieci luci per le quali emana da se stesso." 

  Le prime tre Sefirot costituiscono il mondo dell'emanazione. Attenzione! Questa prima triade sefirotica rappresenta la Divinità, che per l'uomo è inconoscibile, perché l'uomo è esistente nel campo del finito e, pur essendo l'uomo immerso nell'Infinito di cui è  il riflesso, non può che accedervi per "ispirazione divina".

  Queste tre Sephirot costituiscono sempre nel linguaggio cabalistico il Triangolo Superno, cioè l'Athanòr della "creazione eterna" sempre funzionante perché il"Manifesto" (Dio che si manifesta) non è un'Entità suprema immobile, statica, che ha compiuto tutto e che contempla i suoi universi come giocattoli funzionante. È l'Alchimista Supremo che continua la sua grande distillazione a livello Macrocosmico, è il Grande Architetto dell'Universo che continua la sua opera di costruzione con quella tenacia che il Libero Muratore Alchimista, conscio della Grande Opera, dovrebbe avere a livello Microcosmico.

  Esaminiamo il meccanismo delle trasmutazioni straordinarie che avvengono in quel gigantesco athanor o Triangolo Superno cabalistico, tratto dal Dizionario Esoterico a cura di  Riccardo Chissotti:

 

I) Il nome della prima Sephira è Kether (KThR), la Corona, perché tutti gli altri punti stanno al di sotto riempiendo il tutto e in tal senso è il coronamento di tutti i punti.

  La prima Sephira, o numero Uno, è la monade di Pitagora.

 In questo numero sono nascosti gli altri nove. Esso è indivisibile ed è anche incapace di moltiplicazione. Dividendo 1 per sé stesso, esso rimane 1, e moltiplicando 1 per sé stesso esso rimane ancora 1, immutato. Così esso è un opportuno rappresentante del grande ed immutabile Padre del tutto. L’unità ha una doppia natura e forma il legame tra il negativo ed il positivo. Nella sua immutabile unità quasi non è un numero; ma, nella sua proprietà di essere soggetto all’addizione, può essere detto il primo numero di una serie numerica. Lo zero è incapace anche di addizione, così com’è anche esistenza negativa.

  Ed allora in che modo, visto che l’1 non può essere moltiplicato né diviso, si può ottenere un altro 1 da aggiungere al primo? In altri termini, come si può ottenere il numero 2?

  Per riflessione di sé stesso. Perché, sebbene lo zero sia incapace di definizione, l’uno è definibile. L’effetto di una definizione è di formare un Eidolon, un duplicato, od immagine della cosa definita.

  Otteniamo così una diade composta di 1 e della sua riflessione.

 Adesso abbiamo anche l’inizio di una vibrazione stabilita, perché il numero 1 vibra alternativamente dall’immutabilità alla definizione, e da questa ancora all’immutabilità. Così è il padre di tutti i numeri e di tutte le cose.

  Keter, la Corona si colloca in cima all'albero, dunque nelle sue radici, invisibili all'uomo "non realizzato" del quale ancora non sono aperti gli occhi dello spirito.

  Al vertice della colonna dell'Equilibrio e del Triangolo Superno ha come virtù essenziale di permettere al "Manifesto", come all'Alchimista Iniziato ed Illuminato, la realizzazione della Grande Opera.  Come prima sfera è il simbolo più profondo di unione con il G.A.D.U. In sé contiene già gli elementi fondamentali, cioè la radice dei Poteri che simbolicamente identifichiamo con il Fuoco, l'Acqua, l'Aria e la Terra. Kether è il "Primo Manifesto" , cioè raffigura nella sua manifestazione la "prima cristallizzazione" del "Non-Manifesto". In quasta "Prima Sephira" non c'è ancora nessuna Forma, ma soltanto "puro essere potenziale in divenire".  Questo primigenio non non è ancora dualismo od opposti, è quindi unitario, pronto ad essere soggetto della prima grande trasmutazione.  In Kether c'è l'assenza totale di Forma e di Tempo. È Intelligenza Occulta, che presiede alle varie trasmutazioni creative in base a finalità cosmiche ben definite che le regoleranno molto finemente. Apparente nulla, ma densa energia. Kether è un'energia straordinaria che contiene le condizioni di "singolarità" di quella che sarà la Materia da plasmare attraverso altre trasmutazioni. Kether si mette in movimento cinetico e con straordinaria potenza percorre violentemente il canale che la collega alla seconda sephira Chokmah, che lo aspetta cin la sua energia per preparare e realizzare la trasmutazione fondamentale e la Grande Opera del Creato, del Cosmo.

  Keter si raffigura collocata al centro di tre cerchi concentrici che la circondano e che sono dall'esterno verso l'interno, dalla diffusione alla concentrazione: En, il Vuoto assoluto, En-Sof, la sua prima qualificazione e perciò determinazione relativa, l'Infinito, e En-Sof Aur, la Luce illimitata, che si concentra in Keter, il punto luminoso, sorgente della manifestazione, "Seme nascosto", Radice delle radici", di cui lo Zohar scrive: "Quando il Grande Essere nascosto ha voluto rivelarsi, ha tracciato dapprima un solo punto; l'Infinito era sconosciuto e non diffondeva alcuna luce prima che quel punto luminoso irrompesse nella nostra visione. Oltre quel punto non vi è niente di conoscibile, perciò viene detto "reshith", il principio, la prima delle parole creatrici attraverso le quali l'universo fu generato".

     Kether contiene tutto ciò che era, è e sarà, sorge dal limite del vuoto. È pura e assoluta essenza, Principio di tutti i principi universali. L'unico principio ontologico o Prima Causa e dice "Io sono colui che sono". Il nome divino attribuito ad essa è il Nome del padre dato in Esodo 3,4: Eheieh, Io sono (AHIH). Esso significa esistenza. A Mosè che gli domanda quale sia il suo nome Egli risponde: "Eheieh asher Eheieh" che viene abitualmente tradotto con "Io sono Colui che sono (o ciò che è)", ma il cui significato più esatto, dice René Guénon, è: "L'Essere è l'Essere".

  Fra gli epiteti ad essa applicati poiché contenente in sé stessa l’idea di esistenza negativa dipendente da essa, sono:

  • a) TMIRA DTMIRIN, Temira De-Temirin, il Nascosto del Nascosto.

  • b) OThIQA DOThIQIN, Authiqa De-Authiqin, l’Antico degli Antichi.

  • c) OThIQA QDIShA, Authiqa Qadisha, il Santissimo Antico Uno.

  • d) OThIQA, Authiqa, l’Antico Uno.

  • e) OThIQ IVMIN, Authiq Iomin, L’Antico dei Giorni.

  • f) NQDH RAShVNH, Nequdqh Rashunah, Il Punto Primordiale.

  • g) NQDH PShVTh, Nequdah Peshutah, Il Punto Calmo.

  • h) RIShA HVVRH, Risha Havurah, la Testa Bianca.

  • i) RVM MOLH, Rom Meolah, l’Altezza imperscrutabile.

  Oltre a questi vi è un altro nome molto importante applicato a questa Sephira, come rappresentante del grande Padre di tutte le cose. Si tratta del Grande Volto o Macroprosopo.

  Di lui si dice che è in parte nascosto (nel senso del suo legame con l’esistenza negativa) ed in parte manifesto (come Sephira positiva). Quindi il simbolismo del Grande Volto è quello di un profilo in cui si può vedere solo un lato del volto o, come si dice nella Qabbalàh, "In lui tutto è il lato destro".

   Opportuno sottolineare che l’insieme delle dieci Sephiroth rappresenta l’Uomo Celeste, od Essere Primordiale, Adam Auilah (ADM OILAH). Questa Sephira è vissuta dagli uomini come il lampo di Genio, Rivelazione o Ispirazione. È il limite di ciò che l'uomo può raggiungere attraverso il suo pensiero.

  Sotto questa prima Sephira sono classificati gli ordini angelici delle Chioth Ha-Qadesh (ChIVTh HQDSh), sacre creature viventi, i cherubini o sfingi della visione di Ezechiele e dell’Apocalisse di Giovanni. Sono rappresentate nello Zodiaco con i quattro segni del Toro, del Leone, dell’Aquila e dell’Uomo. Lo Scorpione, come emblema buono, viene simbolizzato con l’aquila, come emblema cattivo con lo scorpione, come natura mista con il serpente.

 

  Da Keter procede una serie di altre nove emanazioni divine, le Sephirot o sfere di Dio, concepite come punti irradianti, riuniti tra loro dal "Lampo scintillante" (il fulmine) che scende da Keter, le Sephirot rappresentano gli attributi, i poteri e le potenzialità del Divino, che si manifestano partendo dalla pura Energia primordiale e scendendo, grado a grado, verso la materia, l'incarnazione.

 

  La prima Sephira conteneva le altre nove, e le ha prodotte nella successione sotto riportata:

II) Diade. Il nome della seconda Sephira è Chokmah (ChKMH), Saggezza, potenza attiva maschile riflessa da Kether, come s’è visto col raggio di perfezione. Questa Sephira è il Padre attivo ed evidente, a cui è unita la Madre (il numero 3). 

  Chokmah è rappresentata dai nomi divini yah (IH) e Yahveh (IHVH).

  Tra le schiere angeliche è chiamata Auphanim (AVPNIM), le Ruote (Ezechiele I).

  È anche chiamata ab, il Padre (AB).

 Chokmah, è la radiazione del Grande Architetto che riflette e contempla se stessa, ed è qui che si trova l'eterna risoluzione di tutte le opposizioni.

  Chokmah è Padre, il "Principio attivo determinante", è "pensiero divino", "oscurità e luce" allo stesso tempo.

  Il raggio di perfezione nel punto che si chiama Chokmah è la scienza e consiste non solamente nella conoscenza degli universali... ma anche nella loro vera fabbricazione.

  La Divinità fa essere le cose per come le "conosce"; in altre parole la "conoscenza divina" è creativa, la conoscenza umana è ri-conoscitiva. La prima consiste in un atto di creazione, la seconda in un atto di testimonianza e quindi, esotericamente, nella presa di coscienza dell'uomo nel suo rapporto col Creatore, non nel significato religioso del termine , ma quello esoterico fra "parti" e Tutto.

  Si trova in cima alla Colonna maschile (+) detta della Grazia ed è sul lato destro del triangolo Superno. Per logica naturale e per essere in grado di ricevere l'Energia suprema di Kether, come seconda Sephira contiene una grande virtù: la Devozione per il "Manifesto" e avere la resistenza sufficiente per partecipare alla Grande Opera. Contiene in sé la "Visione di Dio" ed è la sola Sephira ad avere questa prerogativa, infatti da molti Cabalisti è chiamata la Seconda Gloria. Possiede come componente del Sistema Supremo: il Dominio, l'Amore, La Pace restaurata e il Cambiamento armonico. Poiché trasmuta l'energia potentissima di Kether in "sperma cosmico" o "divino liquore creativo" ha come simbolo il lingam, il fallo, la pietra eretta, lo scettro elevato del potere.

  Attraverso il canale corrispondente Kether immette  in Chokmah tutta la sua energia. Chokmah diventa il Primo Crogiolo di questa Potenza Creativa del del "Manifesto" allo stato di purezza e cerca di contenere questa spinta, parallelamente, come Sephira sulla colonna a polarità maschile, quest'energia deve trasmutarsi in componente fecondante e creatrice. Chokmah si trasmuta così in Padre Superno dinamico, stimolatore della creazione e dell'evoluzione voluta dal "Manifesto" e coordinata da Kether. 

  Qualche profano potrebbe obiettare: "come mai nella Qabbalah alla colonna maschile di Chokmah è stata data la denominazione della grazia, mentre la colonna femminile, quella in cui troviamo la Sephira Binah è considerata della Severità?"

  Il saggio Cabalista risponde a questa obiezione dicendo: "Il Padre è datore di Vita, ma la Madre è datrice di Morte, in quanto l'utero è la porta d'ingresso della Materia e attraverso questa la Vita è infusa nelle forme o nella forma, per esempio terrestre,  e nessuna forma può essere, se di quella natura, né infinita né eterna. È ora che i profani ricordino sempre che la Morte è implicita nella Nascita.

  Chokmah trasmuta la purezza dell'Energia suprema di Kether in Sperma Cosmico e si prepara alle "Nozze alchemiche" e alla realizzazione della Grande Opera degli Universali come Entità Suprema Maschile voluta dal "Manifesto".

III) Triade. Il nome della terza Sephira è Binah (BINH), la Intelligente,  è una potenza femminile ed è co-eguale con Chokmah. È anche chiamata Ama (AMA) Madre, ed Aima (AIMA), "la grande Madre produttrice". Aima è la donna descritta nell’Apocalisse (cap. XIII). 

  A lei sono attribuiti i nomi divini Elohim (ALHIM), e IHVH ALHIM, nonché l’ordine angelico Aralim (ARALIM), i Troni.

  Essa è la Madre superna, distinta da Malkuth, la Madre inferiore, la Moglie, e la Regina. 

  Binah, l'intelligenza, è l'intelletto divino nella sua capacità passiva, ricettiva e riflessiva, è la Madre universale che comprende tutti i semi del creato, tutte le possibilità manifestabili.

  Il raggio a sinistra di Corona tende ed influisce sul punto chiamato Saggezza o Prudenza, che è appunto Binah e sono le pre-definizioni e le pre-esistenze delle cose, misurate mediante i loro numeri, punti e proprietà, ancora senza alcuna materia sensibile.

  Si trova al vertice della colonna della Severità o del Rigore con una polarità femminile (-). È, come detto,  la Grande Madre o la Madre Suprema, è l'Intelligenza Santificatrice, sacrale, che lascia intravedere, per noi iniziati di Tradizione occidentale, Eva, Iside, la Santa Vergine. È soprannominata da celebri cabalisti la Madre fertile, il Grande Mare. La sua grande virtù è il Silenzio nel dolore.

  Come per Chokmah, la Sephira Binah, essendo femminile ha come simboli la yoni, la vescica piscis, la coppa o il calice. Dovendo ricevere l'Energia Procreatrice delle Forme che popoleranno sotto diversi aspetti il Cosmo da parte di Chokmah e partecipare a questa trasmutazione alchemica della Creazione "Ab eterno", possiede la forza stabilita ed equilibrata, l'abbondanza, il dolore e la devozione per l'opera materiale.

  Binah si equilibra perfettamente col suo sposo Chokmah attraverso queste continuate "nozze alchemiche" e di riflesso con Colui, Kether, che ha e presiede questo "matrimonio cosmico" permanente, fornendo un Triangolo Superno perfettamente equilibrato che può solo produrre degli "Universi armonici", che la scienza profana da secoli tenta con varie tesi di dimostrare a se stessa disperatamente; sempre alla ricerca di prove inoppugnabili non sa capire e la ricerca diventa sempre più un grande miraggio.

  Chokmah sa interpretare la forza di Binah è la Sacra Matrice, è l'Ingegnosa Ideatrice, delle Forme macroscopiche e microscopiche.

  Qualche profano, anche in questo caso potrà chiedere: "Perché fra gli attributi di Binah c'è il dolore?"

  Il saggio Cabalista risponde: "Ciò è logico e naturale. È sufficiente ragionare un solo istante: lo Spirito o il "corpo sottile" di taluni Eletti di questa Terra è immortale, ma quando lo Spirito dei profani è incarnato, vede la morte. Possiamo capire, se siamo veri Iniziati, quanto sia terribile per Binah, la Grande Madre Cosmica, quando vincola nella trasmutazione che si verifica nel suo crogiolo la Forza che si muove liberamente nella disciplina della Forma, essa diventa morte per la dinamica Energia di Chokmah, così la forza di Chokmah muore quando finisce nella grande matrice di Binah." Si deduce quindi che la Forma è la disciplina di continui mutamenti e la Colonna di Binah si merita la qualifica di Severità.

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Joseph Wright of Derby, 1771

Derby Museum and Art Gallery, Derby - olio su tela.

L'alchimista, alla ricerca della pietra filosofale, scopre il fosforo e prega per la buona conclusione della sua operazione, come era usanza degli antichi astrologi alchemici.

Atanasius Kircher (1562)

L'Albero dei Sephiroth, o Albero della Vita

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Joseph ben Abraham Gikatilla, rabbino

(Medinaceli, 1248 – Peñafiel, 1305)

Portae Lucis, Shaarei Ora - Porte di Luce

traduzione latina  

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Albero della vita con le 10 Sefiroth (più una nascosta) e le 22 lettere ebraiche, così come rappresentato nel Sefer Yetzirah.

I differenti colori delle linee rappresentano i tre gruppi di caratteri:

rosso - le 3 lettere "madri"

blu - le 7 lettere "doppie"
verde - le 12 lettere "semplici"

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IL BIG BANG

   Secondo teorie scientifiche recenti, un puntino di intensissimo calore e densissima energia emerse, apparentemente dal nulla. Questa minuscola singolarità fece attivare l'inizio del processo di sviluppo e la sequenza di stadi successivi, cioè l'intero universo (o universi). Le condizioni erano così estreme che si può solo ipotizzare vagamente la fisica all'inizio del tempo.

  Col rapido raffreddarsi del giovane universo e l'espandersi dello spazio quasi alla velocità della luce, prima i fotoni (creati dall'energia del vuoto), poi i quark e i leptoni condensarono l'effervescente vuoto quantistico per formare il primitivo plasma di quark e gluoni.

  Quindi, dopo un milionesimo di secondo, i quark si combinarono (si confinarono) negli adroni, essenzialmente protoni e neutroni, enormi quantità di materia e antimateria si annullavano a vicenda lasciando solo un miliardesimo del materiale originale, insieme a grandi quantità di raggi gamma.

  All'incirca un secondo dopo la nascita dell'universo, la sua temperatura scese abbastanza da cristallizzare i neutrini in fuga dai fotoni (disaccoppiamento dei neutrini dai fotoni) .

  La nucleosintesi ebbe inizio in questo periodo, con l'unione di protoni e neutroni per formare nuclei di elio, deuterio e litio.

  Solo poco dopo (dieci minuti più tardi?) la materia era suddivisa semplicemente in tre quarti di idrogeno e uno di elio. L'universo si stava espandendo a velocità incredibili e poco dopo ancora  (due ore?) non vi era più una densità di neutroni sufficiente perché si formassero nuclei più pesanti.

  All'età di 377.000 anni l'universo finalmente si raffreddò abbastanza da consentire agli elettroni di inserirsi nelle orbite dei nuclei atomici, e per i 100 milioni di anni successivi, mentre l'immensa nube di idrogeno ed elio si espandeva, tutto rimase buio.

  Alla fine, tuttavia, i fotoni furono rilasciati dal plasma, i cieli divennero trasparenti, e l'universo appena nato si rivelò in tutta la sua gloria.

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IV) Questa unione della seconda e della terza Sephiroth produce Chesed (ChSD), Misericordia o Amore, chiamato anche Gedulah (GDVLH), Grandezza o Magnificenza.

  È una potenza maschile rappresentata dal Nome Divino al, el, il Potente, e dal nome angelico chshmlim, Chashmalim, Fiamme scintillanti (Ezechiele 4,4).

V) Da questo emanò la potenza femminile passiva Geburah (GBURH), Potenza della Fortezza; o DIN, Deen, Giustizia. Rappresentata dai Nomi Divini Elohim Gebur (ALHIM GBUR) e Eloh (ALH), e dal nome angelico Seraphim (ShRPM), da Isaia 6,6. Questa Sephira è anche chiamata Pachad (PChD) Paura.

VI) Da questi due uscì la Sephira che unisce, Tiphereth (ThPARTh), Bellezza o Dolcezza, rappresentato dal Nome Divino Eloah Va-Däath (ALVH VDOTh), e dai nomi angelici Shinanim (ShNANIM) da Salmi LXVIII, 18 o Melakim (MLKIM), Re. Così, con l’unione della Giustizia e della Misericordia,otteniamo bellezza e clemenza, e la seconda trinità delle Sephiroth é completa. Questa Sephira, o "Sentiero", o "Numerazione", poiché con questi appellativi sono a volte definite le emanazioni, insieme con la quarta, la quinta, la settima, l’ottava e la nona Sephiroth, è detta Zauir Anpin (ZOIR ANPIN), Il Volto Minore, Microprosopo, in antitesi con il Macroprosopo o Grande Volto, che è uno dei nomi di Kether, la prima Sephira. Le sei Sephiroth di cui Zauir Anpin è composto, sono dunque chiamate le Sue sei membra. Essa è anche chiamata Melekh, il Re.

VII) La settima Sephira è Netzach (NTzCh), Fermezza o Vittoria, corrispondente al Nome Divino IHVH TzBAVTh, Jehova Tzabaoth, il Signore degli Eserciti, ed ai nomi angelici ALHIM, Elohim, Dei, e ThRShIShIM, Tharshisim, i Brillanti (Daniele X, 6).

VIII) Di qui procede la potenza femminile passiva Hod (HVD), Splendore, che risponde ai nomi divini ALHIM TxBAVTh, Elohim Tzabaoth, gli Dei degli Eserciti, e, fra gli angeli, a quello di BNI ALHIM, Beni Elohim, i Figli degli Dei (Genesi VI, 4).

IX) Questi due hanno prodotto Yesod (ISVD), il Fondamento o Base, rappresentato da El Chai (AL ChI), il Potente Vivente, e Shaddai (ShDI). Fra gli angeli da Aishim (AShIM), le Fiamme (Salmi CIV, 4) che offre la terza trinità delle Sephiroth.

X) Dalla nona Sephira venne la decima ed ultima, completando così la decade dei numeri. Essa è chiamata Malkuth (MLKVTh), il Regno, ed anche la Regina, la Mattona, la Madre Inferiore, la Moglie o Microprosopo, e Shekinah (ShKINH), rappresentata dal Nome Divino Adonai (ADNI) e, fra le schiere angeliche, dai cherubini (KRVBIM).

  Ognuna di queste Sephiroth sarà in certa misura androgina, perché sarà femminile o ricettiva relativamente alla Sephira che la precede immediatamente nella scala sephirotica, e maschile o trasmissiva relativamente alla Sephira che immediatamente la segue. Ma non vi è una Sephira anteriore a Kether, nè vi è una Sephira che segua Malkuth. Per questo si capisce come Chokmah sia un nome femminile, sebbene indichi una Sephira maschile.

  L’anello di congiunzione delle Sephiroth è il Ruach, lo Spirito,  l’Influenza nascosta.

  Interessante conoscere il riassunto degli insegnamenti cabalistici relativi alla natura dell’anima contenuto nella Clef des Mystères (Chiave dei Misteri) di Eliphas Levi (pseudonimo di Alfons Luis Constant), in quanto da i punti essenziali delle idee di Rabbi Moses Korduero e di Rabbi Yitzchaq Loria:

"L’anima è una luce velata.

Questa luce è triplice:  Neschamah, il puro spirito;  Ruach, l’anima; Nephesch, il mediatore modellatore.

Il velo dell’anima è anche il guscio dell’immagine.

L’immagine è duplice perché riflette egualmente il buono ed il cattivo angelo dell’anima.

Nephesch è immortale, rinnovandosi attraverso la distruzione delle forme.

Ruach è progressivo attraverso l’evoluzione delle idee.

Neschamah è progressivo senza dimenticanza e senza distruzione.

Vi sono tre abitazioni delle anime: L’Abisso della Vita,  L’Eden superiore,  L’Eden inferiore.

L’immagine Tzelem è una sfinge che propone l’enigma della vita.

L’immagine fatale (ovvero quella che soccombe a ciò che è esterno) offre a Nephesch

i suoi attributi, ma Ruach può sostituire l’immagine conquistata con l’ispirazione di Neschamah.

Il corpo è il velo di Nephesch, Nephesch è il velo di Ruach, Ruach è il velo di Neschamah.

La luce personifica sé stessa velandosi, e la personalizzazione è stabile solo quando il velo è perfetto.

Sulla terra questa perfezione è relativa all’anima universale della terra

(ossia qual’è il macrocosmo, o grande mondo, tale è il microcosmo o piccolo mondo, che è l’uomo).

Vi sono atmosfere per leanime.

La terza atmosfera termina dove l’attrazione planetaria degli altri mondi inizia.

Le anime perfezionate su questa terra passano su di un’altra stazione.

Dopo aver attraversato i pianeti, esse vanno sul sole, poi si elevano in un altro universo,

ricominciando la loro evoluzione planetaria da mondo a mondo, da sole a sole.

Nei soli ricordano, e nei pianeti dimenticano.

Le vite solari sono i giorni di vita eterna, le vite planetarie sono invece le notti con i loro sogni.

Gli angeli sono emanazioni luminose personificate, non per prova o velo, ma per influenza e riflesso divini.

Gli angeli aspirano a diventare uomini, perché l’uomo perfetto, l’Uomo Dio, è al di sopra di ogni angelo.

Le vite planetarie sono composte da dieci sogni di cento anni ognuno, ed ogni vita solare è di mille anni.

Per questo motivo si dice che mille anni sono come un giorno dinanzi a Dio.

Ogni settimana, ovvero ogni 14000 anni, l’anima si immerge e riposa nel gioioso sogno della dimenticanza.

Svegliandosi, ha dimenticato il male e ricorda solo il bene".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

           

 

 

 

 

 

 

 

Jean Perréal, pittore della corte di Margherita d'Austria, 1516, miniatura "La natura esorta l'Alchimista che erra senza meta".

La natura esorta l'Alchimista ad abbandonare l'angusto cerchio della chimica meccanica da laboratorio: "Non otterrai conoscenza alcuna, se non verrai alla mia fucina". La fucina è l'albero, che si sviluppa dalle tre radici, minerale, vegetale e sensibile. Qui, mediante prolungata cottura, il germe di ogni metallo, pianta e animale, viene suddiviso nei quattro elementi e sublimato fino a ottenere l'elisir (il fiore in alto) o "oro vegetale". L'Alchimia segue l'opera della natura, ma cerca di abbreviare il processo di gestazione.

 

  L'autentico Alchimista ha un interesse particolare per lo studio profondo della Qabbalah, la cui origine storica è attribuita alla religione ebraica e alla rivelazione di Mosè fatta "segretamente" ai Saggi del Sinedrio, che dovevano trasmettere questa fondamentale conoscenza divina e cosmica oralmente ai loro successori.

 

  Ancora oggi il popolo d'Israele nella sua tradizione ortodossa rabbinica proibisce di studiare la Kabbalah prima di aver compiuto i quarant'anni, data l'estrema pericolosità delle sue rivelazioni.

 

  Quanto al collegamento qabbalistico tra Occidente e Oriente, facciamo notare che questa tesi è più che valida. Nella Cina di Confucio e Lao-Tsè, altri Alchimisti praticano, studiano ed elaborano una Qabbalah molto complessa; a tal punto che Confucio, giunto all'età di cinquant'anni, precisò che era appena giunto alla conoscenza della metà della Kabbalah cinese.

 

  Da questi sintetici cenni si può capire l'importanza che ebbe e che ha tuttora la Kabbalah nella formazione e nel perfezionamento di un autentico Alchimista. Senza questa chiave possiamo dire che nessun uomo elitario, ed ancora meno Iniziato, appartenente alla cerchia sempre più ristretta degli autentici intellettuali, può considerarsi tale  e pensare di progredire nelle sue ricerche e nei suoi approfondimenti, non solo esistenziali e interiori, ma anche scientifici, se non ha studiato per anni con o senza maestro la Qabbalàh.

 

  Ciò non significa convertirsi ad una religione e men che meno ad un culto ebraico.

 

  Avvicinarsi alla Qabbalàh e ai suoi insegnamenti universali significa per l'uomo di qualità acquisire "una nuova dimensione cosmica", che non aliena i suoi pensieri religiosi; significa imparare a ragionare in base a schemi razionali, che hanno permesso ai migliori cervelli di risolvere i problemi più complessi e rispondere ai quesiti fondamentali che travagliano da sempre l'uomo. Ciò spiega la pseudo casualità di certe scoperte che hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere, il sorgere di "geni del sapere", l'evoluzione e l'involuzione delle masse, la possibilità di "sentirsi" nella grande pulsazione universale, di avere un concetto dello spazio-tempo diverso da quello convenzionale che regola la nostra momentanea vita terrestre.

 

  Raccomandiamo a tutti coloro che ci seguono nell' Ars Latomorum sulla Via della Conoscenza, e dell'Alchimia, come per coloro che vogliono ascendere verso le alte Sfere del sapere anche contemporaneo e futuro, di non mancare l'appuntamento, che devono avere al di fuori di ogni razzismo o limitazione politica e religiosa, con l'apprendimento della Qabbalàh.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Michael Maier, "Atalanta fugiens, Oppenheim, 1618

   Tutti gli Alchimisti vogliono seguire la Natura, alcuni cercano di imitarne l'opera nei minimi dettagli "perché ciò che viene compiuto al di fuori dei limiti della natura o è un errore o è qualcosa di molto simile" (Johannes d'Espagnet, Das Geheime Werk).

  "La natura non si lascia frenare o costringere [...] Si sbaglia di grosso chi pensa il contrario! E' lei che domina su di noi, non noi su di lei" (Heinrich Khunrath).

   Altri Alchimisti bramano i frutti, "ma disprezzano e corrompono la natura [...] Io mi sono trovata tra le loro mani, sottoposta per così dire alla loro violenza" geme la natura, "ma essi non mi conoscono" (Thomas Vaughan).

   Paracelso ritiene che l'Alchimia debba portare a compimento questa natura imperfetta, perché essas sarebbe "così sottile e pericolosa che non potremo servircene senza una notevole arte" (Paragranum, 1530).

 Secondo Maier, chi vorrà lavorare dovrà radunare quattro cose sotto lo stesso tetto: natura, ragione, esperienza e lo studio di innumerevoli testi eruditi. Egli le definisce le quattro ruote del carro filosofico. Le impronte della natura segnerebbero la via da seguire, la ragione sarebbe il bastone, l'esperienza gli occhiali e lo studio sui testi la lanterna "che apre l'intelletto e porge lumi al lettore avido".

Origina Cosmica

 Ricordiamoci che Mosè fu un Grande Iniziato ed ebbe delle origini particolari. Era stato raccolto ed educato nell'antico Egitto a corte e poi iniziato dagli Ierofanti o Grandi Sacerdoti all'Alta Conoscenza, alla Magia, ai Piccoli ed ai Grandi Misteri. Raggiunse il rango di principe, praticamente il fratello del faraone, ricevette nei Collegi di Heliopoli, di Tebe e di Menfi la Rivelazione e gli insegnamenti della Qabbalàh, che era già nota agli Egizi, che l'avevano ricevuta dai Caldei e Babilonesi molto dotti in queste discipline supreme, e questi ultimi, ne erano stati i depositari per l'Occidente, da contatti avuti con i sacerdoti dell'Oriente estremo e dell'India.

 

  La Qabbalàh è quindi un anello della Grande Catena della Conoscenza a livello terrestre e cosmico.

 Quindi nei confronti della Qabbalàh qualsiasi posizione antisemita è puramente ridicola da parte di un intellettuale o Iniziato, che sappia realmente quali sono le fonti originarie di questo ciclopico monumento di Conoscenza.

 

  Ci vogliono anni di frequentazione per entrare nell'intima conoscenza del nobile e trascendente glifo, chiave degli Universi e quindi del Cosmo.

 Lo stesso nostro maestro Fulcanelli non sarebbe mai giunto ai vertici della Conoscenza se non avesse "educato" la sua mente alla ginnastica mentale e superlativa della Qabbalàh.

  Quando si sfogliano i vari libri che vogliono a giusto titolo tracciare la storia dell'Alchimia attraverso i tempi, si risale sino ai Caldei e poi gli Egizi, cioè ad un periodo tutto da esplorare, che cronologicamente si situa ad almeno 5.000 anni a.C.

 

  Per noi Alchimisti, il primo athanor e la Prima Manifestazione grandiosa, non umana, ma cosmica, l'abbiamo avuta nel momento della Creazione degli Universi da parte del MANIFESTO (Dio che si manifesta).

  Ci fu un periodo di meditazione interiore non quantificabile con la nostra misurazione  spazio-temporale in cui il NON-MANIFESTO (Dio che non si è ancora manifestatato) rimase statico, usando questo aggettivo impropriamente e non nel senso antropomorfico sia nel primo che nel secondo caso.

  Si trattava per il NON-MANIFESTO di ideare l'atto con cui avrebbe fatto esistere gli Universi dal nulla in un'eternità evolutiva permanente, cioè al di fuori degli schemi dello Spazio-Tempo, dai quali noi umani siamo profondamente condizionati.

  Importante sottolineare che nell'Antico Testamento non è mai aprioristicamente presupposto un Caos.

 

  Gli Alchimisti medievali, creatori della teologia cristiana, come Alberto Magno e Tommaso d'Aquino e altri, precisarono già questa possibilità trascendentale di una creazione "ab eterno".

 

  Il NON-MANIFESTO decise per suo libero impulso di mettere in moto il suo athanor gigantesco, che ormai come MANIFESTO continua a funzionare. Tale impianto, ed il suo meccanismo soprannaturale ma logico, ci sono dati dalla Kabbalah con la massima semplicità.

Note conclusive alla lezione

  Con lo studio della Qabbalàh vogliamo dimostrare con la massima logica e semplicità come si verifica la Creazione "AB AETERNO", cioè un continuum ancora attuale ed in atto attraverso un meccanismo Superiore di natura Alchemica.

  L'Alchimia operativa, che si è occupata e si occupa delle trasmutazioni dei metalli e di altri materiali, come quella speculativa, che pratichiamo noi e che ricerca lo sviluppo interiore dell’individuo e la conquista della vera immortalità cosmica (non come promessa, ma come certezza), sono derivate da questo schema fondamentale dell’Albero della vita esistente dalla notte dei tempi e che fu rivelato a Collegi Elitari di Iniziati già 5 millenni prima della venuta di G.C.

 

   Tutti i grandi Alchimisti furono prima di tutto dei grandi Spiritualisti.

 

   Era d’uso accanto ai loro Athanor o laboratori, di disporre di una “camera di meditazione” dove l‘Artista iniziato ancora oggi riflette e cerca la fede necessaria per mettere in moto quelle Forze Cosmiche necessarie per aiutarlo a realizzare la grande Opera.

  Citeremo solo due passi del famoso ermetista e alchimista spagnolo Arnaldo da Villanova: “Sappiate dunque, mio caro figlio (il maestro alchimista parla al suo discepolo) che questa scienza non è altro che la “perfetta ispirazione divina” (dallo “Specchio dell’Alchimia). Poi lo stesso Arnaldo aggiungeva nel suo “Rosario dei Philosophi”: “Il nostro cuore sarà angosciato sino a quando non saremo ritornai accanto a Lui, il Divino, perché sappiamo che l’essenza superiore degli Elementi sale verso questo Fuoco che si trova sopra le stelle. E noi siamo usciti da Lui ed è nostro diritto di Eletti di aspirare a ritornare verso di Lui, Sorgente UNICA di ogni cosa”.

 

  L’Alchimista è quindi un Artista che crede nel Cosmo e in Colui che lo governa. Mai nella storia ci fu alchimista autentico accusato di aver praticato ereticamente questo Sapere nel quale militarono e militano uomini e donne di qualità, e tra queste, anche alcuni uomini di Chiesa. Persino chi provò a dimostrare la falsità o l'infondatezza dell'alchimia dovette tuttavia ammettere che "non pure i Filosofi, ma i Teologi ancora e i Santi l'appruovano per vera e l'insegnano per buona".

UNIVERSO PRIMORDIALE

  I primi corpi a emergere dal caos furono i quasar, gli oggetti più luminosi ed energetici dell'universo, galassie attive primordiali formatesi attorno a buchi neri supermassivi a partire da lievi discontinuità nell'altrimenti uniforme espansione dell'universo. 

  Subito dopo, dentro e fuori da queste antiche protogalassie, iniziò una fioritura di stelle enormi, che si riempirono di idrogeno ed elio primari per poi esplodere, seminando elementi nuovi nel miscuglio.

  Per i 500.000 anni successivi, fino al miliardesimo compleanno dell'universo, quasar e stelle primordiali nacquero, vissero e morirono, riciclando le generazioni precedenti e rilasciando intense radiazioni che reionizzavano gli spazi circostanti. Il 99% di tutta la materia dell'universo è costituita da plasma ionizzato in quell'epoca.