Tavole architettoniche, studi e approfondimenti

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MASSONERIA E POLITICA

La Massoneria è un potere forte?

  Indubbiamente si può dire che la Libera Muratoria è stata (o è ancora) un “potere forte” in quelle nazioni laddove si identificava (o ancora si identifica) con lo Stato e il Governo del paese: gli Stati Uniti d’America, la Gran Bretagna, i Paesi scandinavi, i Paesi Bassi, la Francia, dove il Grand Orient de France è tutt’uno con le “Marianne” quale ne sia la forma (impero, repubblica, etc.).

 

  Non lo è dove essa o non si riconosce pienamente nello Stato (fu il caso dell’Italia tra il 1861 e il 1925, a parte la parentesi di Lemmi-Crispi- Zanardelli -Carducci) o non è riconosciuta affatto, come dal 1945 a oggi in Italia, dove nel tempo ha subito varie offensive: ricordiamo l’affare P2, senza condanne dell’Ordine, l’inchiesta condotta dal magistrato Agostino Cordova, ancora senza condanne per l’Ordine, ma sufficienti per screditare tutti gli Ordini Massonici nazionali e poi tutta una serie di altre vicissitudini, scissioni, e così via, in conseguenza anche di queste inchieste e del timore nascente tra i Fratelli d’essere additati come gli “untori” della dolorosa “colonna infame” di manzoniana memoria, degli infami che sono causa di tutti i mali degli italiani (sic!).

  Oggi, in Italia, la Libera Muratoria è sotto assedio da varie forze politiche. Ricordiamo il “Contratto per il governo per il  cambiamento” nel 2018 tra il “Movimneto 5 Stelle” e il partito della “Lega per Salvini premier”  (legato al vecchio partito della “Lega Nord per l’indipendenza della Padania”), che dispone di escludere i Massoni dal governo. Altri esponenti di vari partiti (è opinione trasversale all’emiciclo) con una certa frequenza propongono per legge l’esclusione dei Massoni dal pubblico impiego.

 

  Poteri forti in Italia? Sono altri e non è certo la Libera Muratoria di oggi, ma lascio a te lettore giudicare….

 

  Gli Stati esteri, anche ad alta presenza massonica (ma ormai sono pochi), tratteranno comunque con il governo italiano anche se massonofobo, come fecero con quello di Mussolini: gli affari sono affari; e le armi pure.

 

  Alcuni Liberi Muratori in Italia pensano che la vera salvezza dell’Ordine sia possibile solo imboccando la via del “segreto per davvero”, nel ritorno al silenzio iniziatico. I Fratelli invece oggi vogliono a maggioranza rendersi più “visibili” e “pubblici” e farsi conoscere il più possibile, aprire i templi, far conoscere i nostri principi e valori, promuovere convegni e dibattiti su temi d’attualità sociale con esperti di diversi ambiti e opinioni, continuare a promuovere azioni filantropiche nel Paese con le nostre associazioni benefiche, divulgare i nostri studi e finanche i nostri Rituali (ormai da decenni di dominio pubblico).

 

  La Massoneria oggi impone ai Massoni la fedeltà, l’obbedienza e l’ossequio agli Organi ed alle Leggi dello Stato in cui vivono, col solo limite quando lo Stato e le sue leggi diventano liberticide, tiranniche, totalitarie, come fu da noi sotto il Fascismo, perché allora, e solo allora, prevale la libertà di coscienza di ciascun Massone, nelle sue azioni, come avvenne durante il Risorgimento italiano, durante il Fascismo, nella Resistenza.

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George Washington divenne nel  1789 il primo presidente degli Stati Uniti d'America e fu l'unico nella storia degli Stati Uniti ad essere eletto senza un unico voto contrario. Ben 9 su 55 dei firmatari della Dichiarazione di Indipendenza americana erano Massoni, e che ben 14 presidenti su 44 erano pure Massoni, inclusi George Washington e Franklin D. Roosevelt.

Scopi e Relazioni dell'Ordine  

La Massoneria come istituzione rifiuta di esprimere la propria opinione su questioni di politica

  “Scopi e Relazioni dell’Ordine”, è un documento che è stato concordato nel 1938 dalle GG. LL di Scozia, Inghilterra e Irlanda.

 Il paragrafo 5 recita: “A chiunque entra in Massoneria è strettamente proibito appoggiare qualsiasi azione che potrebbe sovvertire la pace e l’ordine sociale, egli deve osservare le leggi dello Stato in cui risiede”.

  Il paragrafo 6 stabilisce che “Mentre la Massoneria [scozzese] inculca a tutti i suoi membri i doveri di lealtà e di cittadinanza, essa lascia ad ognuno libertà di opinione per quanto riguarda gli affari pubblici. A nessuno è però permesso di discutere o di esternare le proprie idee su temi teologici o politici, né in loggia né altrove nella sua qualità di Massone”.

  Il paragrafo 7 stabilisce: “La Gran Loggia si è sempre coerentemente rifiutata di esprimere la propria opinione su questioni di politica interna o estera, sia in patria che all’Estero, e non permetterà mai che il suo nome venga associato con qualsiasi iniziativa, per quanto umanitaria, che infranga la sua immutabile politica di tenersi lontana da ogni questione che tocca le relazioni fra governi, o fra partiti politici, o fra idee contrastanti con la politica governativa”.

 

  Richiamo ora il discorso di Sir Archibald D. Orr Ewing, ex Gran Maestro della Gran Loggia di Scozia al Meeting dei Grandi Maestri Europei del 2007, perché si rifaceva a questo documento ed è illuminante per tutti i Liberi Muratori. Ecco le parti che qui interessano:

Affermiamo frequentemente all’esterno che non esiste un governo Massonico mondiale, tuttavia esistono organizzazioni quali la Conferenza Mondiale delle Grandi Logge, con un Segretariato permanente, ed il Forum Massonico Europeo, anch’esso con un Segretariato permanente. Quest’ultimo annovera fra i suoi obbiettivi i seguenti:

·   supportare la progressiva integrazione dell’Europa,

·   promuovere l’effettiva integrazione delle più giovani Massonerie europee nell’ambito della Massoneria europea e mondiale,

·  discutere di come i Massoni possono incidere positivamente sullo sviluppo della società,

.  supportare lo sviluppo della società sulla base dei valori e dei principi Massonici.

Tra le sfide che sono state evidenziate per il dibattito c’erano le seguenti:

·  Modi di trattare di politica e di religione in modo filosofico, senza discutere di temi politici o religiosi,

·  Modi di contribuire alla costruzione europea, cittadinanza e ruolo futuro [della Massoneria],

· Trasmissione degli apprezzati principi Massonici e del modello europeo alle nazioni oggi in via di sviluppo.

… Ho notato che in queste conferenze internazionali molte discussioni incominciano con la premessa che non si intende discutere di politica e di religione e poi ci si finisce regolarmente dentro. È come se tale affermazione avesse natura assolutoria preventiva, fatta la quale poi si è liberi di commentare le strutture sociali e come queste dovrebbero essere cambiate secondo il “nostro”, o meglio, il “loro” modello. È la sostanza degli argomenti, non la forma delle parole, quello che conta.

Con tutte le migliori intenzioni, per quanto nobile appaia la causa, la Massoneria come tale non può avere un proprio punto di vista da comunicare all’esterno. Forse perché ‘politica’ e ‘religione’ non sono mai stati propriamente definiti, i Fratelli possono pure pensare che dichiarazioni di tal fatta non siano di natura politica o religiosa, ma bisogna vedere come poi le recepiscono i politici e la Chiesa. Nella migliore delle ipotesi, ci sarebbe un offuscamento del confine tra sociale e politico.

Ciò non significa che noi chiudiamo gli occhi davanti all’ingiustizia sociale o che non ci sforziamo di alleviare le sofferenze dei più deboli e dei più indifesi. Tuttavia dobbiamo farlo come individui, senza l’usbergo della Massoneria. La quale non deve essere percepita come un gruppo di pressione, noi non intendiamo cambiare o influenzare la società, ma solo i singoli Massoni. C’è una bella differenza".

...Il Ven.mo Lord Farnham, Past Pro Grand Master della UGLE, ha riassunto questa filosofia dicendo <la Massoneria intende sviluppare le doti civiche di ogni cittadino, moralmente ben fondato. Altri benefici alla società possono certamente derivare, ma essi vengono dagli individui che agiscono come tali e non come Massoni>

...La nostra grande forza, forse la più grande, è la diversità, senza la quale la Massoneria perderebbe gran parte della sua capacità di attrarre i profani. Vedo anche un altro pericolo: volendo troppa uniformità potremmo creare un dogma, il che ci porterebbe verso acque pericolose. Da alcuni si vorrebbe un modello di Massoneria Europea, controllata da un super-segretariato. Il prossimo passo sarà allora la Massoneria Mondiale? Ammetto di non sapere cosa possa essere questo modello e in che cosa si differisce da quello che è stato praticato per secoli da molte GG. LL. Tuttavia, sono certo che non è destinato a durare nel tempo un modello unico “che va bene per tutti”, che va a scapito della sovranità individuale e che non è fermamente stabilito sui principi di cui agli “Scopi e Relazioni dell’Ordine”.

 

  Il Pro Gran Maestro della Gran loggia Unita d’Inghilterra, Spencer Douglas David Compton, VII marchese di Northampton, nel suo discorso pronunciato al Meeting dei Gran Maestri Europei, 5 e 6 novembre 2007, (a Londra nella medesima occasione del discorso di Sir Archibald D. Orr Ewing):“…sono rimasto piuttosto sorpreso che si sia discusso del ruolo della Massoneria nell’Europa che cambia e di come la Massoneria possa influenzare positivamente lo sviluppo sociale e morale della nuova Europa, per il perseguimento del bene comune. Le GLB (Grandi Logge Britanniche ndr) rispondono che la Massoneria non ha alcun ruolo al di fuori di se stessa e che la sola influenza alla quale si può aspirare è quella su se stessa e sui Fratelli. Crediamo fermamente che non è la Massoneria, ma il singolo Massone che può influenzare positivamente la società… La Massoneria regolare non è autorizzata- né ora né in futuro- a trasformarsi in una lobby, per quanto nobile sia la causa perseguita”.

 

  La Massoneria è stata sempre messa in guardia dagli stessi Massoni dalle “contaminazioni” relative a discussioni di religione e dei partiti politici.

BREVE DIGRESSIONE STORICA SU QUANDO LA MASSONERIA ITALIANA AVEVA POTERE

 

  Per tentare di capire il rapporto tra la Massoneria e la politica in Italia, bisogna calarla nella storia. In Italia la Massoneria odierna prese corpo solo dopo il 1861, cioè dopo la proclamazione del Regno unitario (quella del secolo precedente era suddivisa negli Stati preunitari e governata dalle Gran Logge estere e quella d‘inizio ottocento era emanazione della Massoneria napoleonica che è durata fino alla Restaurazione). Dopo l’unità d’Italia, la Massoneria rimase comunque policentrica, lacerata in “organizzazioni” contrapposte, a caccia di riconoscimenti esteri (anche per corpi rituali, come il Supremo Consiglio del Rito scozzese antico e accettato), ma poté elaborare e “prestare” allo Stato nascente il programma civile e culturale di cui la classe dirigente aveva bisogno. È un prodotto della storia, dei “fatti”, non di un programma propriamente “spirituale”, ma la Massoneria di allora ha fatto questo con successo. Il Fratello Zanardelli si prodigò per una riforma del sistema giudiziario, fece approvare il primo Codice penale dell'Italia unita, considerato tra i più liberali e progrediti tra quelli vigenti all'epoca, si occupò della riforma dell'estensione del diritto di voto.

  Non a caso ministri Massoni della Pubblica istruzione non si opposero all’insegnamento del Catechismo nella scuola pubblica dell’obbligo e quando, nel 1908, il socialista Leonida Bissolati propose l’esclusione della religione dalla scuola, fu il Massone Saverio Fera, pastore protestante, a condannare la “mozione” e i provvedimenti del Gran Maestro contro i deputati Massoni che non la votarono, dando vita alla Gran Loggia d’Italia, in nome della libertà di coscienza propria dei Massoni. All’epoca, il Grande Oriente era indulgente verso militanti di un “libero pensiero” intriso di irreligiosità e persino di ateismo ed era intransigente con i Massoni che volevano esprimersi in base alla propria coscienza. Se analizziamo bene, forse, più che moti di coscienza individuale c’erano delle conflittualità fra i vertici del Rito Scozzese e dell’Ordine a cui i Fratelli, trattati come peones ancorché “onorevoli”, dovevano obbedienza cieca. Le ragioni dello scisma sono state essenzialmente di natura politica.

 Il GOI, dopo l'elezione a Gran maestro di Ettore Ferrari, perseguiva un orientamento di  carattere radicale ed anticlericale, mentre i fuoriusciti di Piazza del Gesù avevano un approccio più conciliante con la Chiesa cattolica e, in genere, più conservatore.

  L’intervento nella “Grande guerra”, sconsideratamente voluto anche dal Grande Oriente, mutò tutto e dette spazio alle correnti intrinsecamente antimassoniche: nazionalisti, sindacalisti rivoluzionari e due figure singolari, Gabriele d’Annunzio e Benito Mussolini. Non vi potevano essere in Italia due “partiti nazionali”. Alla fine prevalse il più opportunista, il “fascismo”, un “partito spugna”, che assorbì anche tanti Massoni.

  La loggia “Propaganda Massonica” venne costituita nel 1877 per iniziativa di Adriano Lemmi (1822-1906), gran tesoriere del GOI da quello stesso anno, Gran Maestro aggiunto dal 1882 ed effettivo dal 1885 al 1896: l’unico Massone ad aver prospettato un programma Massonico organico verso lo Stato, di concerto con Francesco Crispi, presidente del Consiglio dal 1877a l1891 e dal 1893 al 1896, e con Carducci e Zanardelli, entrambi Massoni: riforme (incluso il Codice penale che abolì la pena di morte, un primato civile dell’Italia, 1889) a sostegno della monarchia, Istituzione garante dello Stato.

  Da Cairoli a Depretis, da Crispi a Rudini vi fu un quindicennio di contiguità dell’Ordine con il mondo politico-parlamentare-governativo. Con Ernesto Nathan si costituì anche una stagione di ampia affermazione dell’Ordine quale terreno di riferimento delle istituzioni. Vi concorsero vari elementi propri del periodo: la perdurante rivendicazione del potere temporale da parte di papa Leone XIII e la svolta autoritaria impressa alla vita politico-parlamentare dall’ultimo governo del marchese Antonio Starrabba di Rudinì e dai due ministeri presieduti dal generale Luigi Pelloux.

  Quando fu chiaro che per assicurare stabilità al ministero d’intesa con la Corona il governo mirava a comprimere la centralità del Parlamento, segnatamente della Camera, il 1 luglio 1899 anche Nathan partecipò all’incontro di una cinquantina di parlamentari liberaldemocratici, anche Massoni attivi, come Giuseppe Zanardelli, o da tempo in sonno, come Michele Coppino, incaricato con Giovanni Giolitti, a sua volta presente, di approntare il programma della riscossa della sinistra costituzionale. Occorreva andare oltre la retorica del “partito degli onesti” e individuare il terreno di convergenza tra le istituzioni, irrinunciabili, e un ampio consenso elettorale nel Paese. Le imminenti elezioni politiche del 1900 furono il banco di prova della nuova possibile maggioranza. Il già ricordato trasferimento del Grande Oriente da Palazzo Borghese a Palazzo Giustiniani avrebbe dovuto nobilitare la Massoneria. Tra le delusioni cocenti di quelle elezioni vi fu anche la sconfitta del Fratello Ettore Ferrari: più amara anche perché alla vigilia del voto il G.M.Nathan aveva scritto che di per sé il Grande Oriente non si schierava per alcun candidato, incluso l’insigne Fratello scultore. Era saggio non esporre la Massoneria allo scacco di un aspirante al seggio. Ma la sconfitta di un alto dignitario non passò senza conseguenze all’interno della Famiglia, scossa e lacerata dalla secessione del GOI.

  Al termine del primo triennio di gran maestranza, Nathan sintetizzò la posizione dell’Ordine nei riguardi della dinamica politico-partitica italiana: “La varietà dei colori politici usata dai tecnici della materia per classificarci, lascerebbe la ragionevole presunzione che i più sono affetti da daltonismo, eppure non è così. Chi ci vuole di una tinta, chi di un’altra, dalle più sbiadite alle più accese […] Voi sapete che la luce rifratta attraverso il prisma ci dà l’iride; ebbene, la Massoneria aspira a essere la luce. Il colore politico suo è il bianco, la sintesi di tutti gli altri colori a eccezione del nero, negazione di luce”. L’Ordine, dunque, non si identificava con i colori della rivoluzione, dagli anarchici ai socialisti, e neppure con il verde troppo spiccato della tradizione mazziniana.

 In una circolare di poco precedente su “I compiti dei Maestri Venerabili” (8 febbraio 1901) Nathan spiegò perché avesse precedentemente deplorato “un consorzio di gruppi politici noto sotto il nome di Partiti popolari” (denominazione di copertura delle Logge dissidenti). Era stato un atto circoscritto nel tempo perché: “tradurre ciò in una censura di un partito politico, si chiami socialista o progressista, lega popolare o federazione monarchica, sarebbe non solo venir meno al patto fondamentale su cui si basa l’Ordine, ma implicherebbe biasimo a moltissimi cari Fratelli, militi fedeli nelle nostre file. Scrupoloso osservatore della legge nostra, liberamente accettata, finché starò a questo posto né attenterò, né permetterò che altri attenti a quella libertà di coscienza politica, che insieme a quella religiosa è prerogativa dell’Istituzione”.

  Dopo l’ascesa alla presidenza del Consiglio di Giuseppe Zanardelli, antico e provato Massone, forte di quarant’anni di vita di loggia, Nathan ritenne maturo il tempo per riforme ancora più incisive, anche su pressione di Logge che da tempo chiedevano l’introduzione del divorzio in Italia

  Divenuto Gran maestro nel 1904, Ettore Ferrari impresse al Grande Oriente d'Italia un più netto orientamento di carattere radicale ed anticlericale e così delineò, nel suo discorso di insediamento, il ruolo che l'Obbedienza avrebbe dovuto ricoprire: «La Massoneria non deve tenersi costantemente isolata e nell'ombra, ma scendere a contatto della vita, combattere alla luce del sole le sante battaglie dell'alta sua missione per la tutela della giustizia e per la grande educazione. Nuovi bisogni presentano nuovi problemi; nuovi problemi esigono nuove soluzioni; da nuovi doveri scaturiscono nuovi diritti. La Massoneria non può, non deve chiudere gli occhi alla nuova luce, ma fissarla, scrutarla e dirigerla». Da convinto repubblicano, Ferrari, oltre alla tradizionale difesa della laicità della scuola e ai consueti temi anticlericali, propugnava un maggior impegno sui temi attinenti alla legislazione sociale.

 

  Questa breve, e spero non eccessivamente noiosa digressione storica, serve per capire che si può ritenere non scorretto, ma sicuramente riduttivo, pensare che il divieto di parlare di politica in Loggia sia dettato unicamente dalla necessità di evitare possibili scontri d’opinione. Ragionare su questo divieto significa, per il Massone, comprendere la necessità di indagare ed interrogarsi sulla differenza tra massoneria e Massoneria, sui compiti che il Massone è tenuto a svolgere in Loggia a fronte del suo eventuale impegno civile e politico esterno.

La Massoneria è garante di “democraticità”.

 

  La Massoneria vuole essere garanzia di democraticità, in netta contraddizione rispetto all’idea che la vorrebbe invece come “potere”, e “potere occulto”.

  Nondimeno i percorsi delle ideocrazie, dei governi autoritari e dei sistemi totalitari s’intrecciano oggettivamente e documentatamente con le volontà delle Logge, quanto meno nella fasi di “stato nascente” che preparano l’ascesa al potere dei regimi (le quale sono peraltro quelle più feconde e importanti). Sono i casi della Rivoluzione Francese (1789-1799), della stagione napoleonica (1799-1814), del Risorgimento italiano (1815-1871), del fascismo in Italia (1922-1943) Repubblica Sociale Italiana (1943-1945) compresa, del Terzo Reich nazionalsocialista tedesco (1933-1945) e persino del comunismo diventato Stato a partire dal 1917 in Russia (e lì, solo lì, imploso nel 1991).

  L’assioma ideologia contro l’antidogmatismo assoluto non sempre regge e non sempre contro. Dipende dai tempi e dipende dai paesi.

 

IMPEGNO POLITICO DIRETTO ANCORA NEGLI ANNI ’70 DEL NOVECENTO

 

  Ancora negli anni ’70 del secolo scorso il FMA Ascarelli (Gran maestro della Gran Loggia di Rito Simbolico Italiano) nella Lettera ai Fratelli Simbolici dice: “…si tratta di stabilire di quali mezzi disponiamo per la nostra ricerca, e quale è questa ricerca. Cioè il tema richiede l’esame preliminare da fare sulla società in cui viviamo, quello che ci proponiamo ed i mezzi per raggiungere il nostro fine… perciò questo tema costituisce il succo del nostro essere di Maestri Libri muratori … La verità è, secondo me, che per infinite ragioni storiche …  in Italia, per diseducazione non si è formata mai una classe dirigente che venisse espressa da un popolo cosciente e che in esso avesse le sue radici, ma da uno sporadico fiorire di personalità singole che non hanno radice in null’altro che nella loro estemporaneità o superficialità, oppure genialità bene o male applicata, insomma nel loro essere individuale… cioè [manca] una classe dirigente perché manca una massa cosciente. La scuola da una parte, la religione dall’altra avrebbero dovuto fornire e popolo e classe dirigente: in verità la scuola si è dimostrata sempre insufficiente, la religione in Italia non è mai esistita se non al livello fenomenologico di superstizione. A me sembra dunque, che proprio date queste condizioni i partiti non riescano che a dividere delle masse tenute nell’ignoranza e nei limiti del loro piccolo profitto immediato; e solo un movimento spirituale ben funzionante potrebbe ridurre una classe di «eroi» ad una classe di uomini socialmente utili. Ecco dunque lo scopo della Massoneria, la necessità dell’introspezione e dello scambio di punti di vista e di opinioni che è propria della dialettica delle nostre Leggi. Ecco dunque la funzione insopprimibile che ci è assegnata dal destino in Italia…

  Ascarelli, ebreo perseguitato, antifascista e politicamente orientato verso la socialdemocrazia, morì poche settimane dopo l’ascesa al vertice del R؞S؞I؞.

  L’idea che la Massoneria dovesse essere l’officina formatrice di una classe dirigente degna di chiamarsi tale costituiva indubbiamente una trasformazione dell’assetto fondamentale dell’Ordine massonico. Il nostro è un sistema iniziatico ed etico rivolto alla formazione di “costruttori”, la cui eventuale collocazione alla guida della compagine sociale non può che essere un dato secondario rispetto al loro “rinnovamento” individuale. Il segno di una pericolosa identificazione tra Massoneria e classe dirigente (borghesia ottocentesca, con tutte le velleità populiste di questa) non s’era ancora dissolto.

IMPEGNO POLITICO DIRETTO ANCORA NEGLI ANNI ’80 DEL NOVECENTO

 

Licio Gelli, che ricordo essere stato espulso dal Grande Oriente d’Italia, quand’era Maestro venerabile della Loggia Propaganda 2, in accordo o meno che fosse con i Gran Maestri di allora (anch’essi espulsi o sottoposti alla giustizia massonica), mise per iscritto il suo “Piano di rinascita democratica” che di fatto era una parte essenziale del programma segreto della Loggia e consisteva in un controllo degli apparati democratici della società italiana.

  

  Cosa c’è di sbagliato nel redigere questo “piano di rinascita nazionale” quale programma politico di una Loggia? Prima di tutto quello di non averlo esplicitato (anche qualora fosse di un gruppo di Massoni orientati alla stessa ideologia politica): il piano fu redatto al di fuori delle sedi istituzionali preposte dalla Costituzione, e in assenza di un qualsiasi coinvolgimento democratico degli elettori e dell'opinione pubblica. Non c’è liceità in un programma politico che non è proposto come tale, cioè come manifesto politico di un partito o movimento democratico che si presenta agli elettori per essere votato. Le stesse modalità di attuazione non erano esplicitate, lasciando dubbi di democraticità del progetto.

 

  Era un progetto massonico? No di certo. Era un progetto redatto da un Massone “sui generis” opportunista e di destra conservatrice, che agiva utilizzando gli spazi che altri Massoni “di rango elevato” gli hanno permesso, invece di controllarlo e contenerlo o condannarlo. Proprio perché era un manifesto politico segreto, era sconosciuto ai Massoni del GOI. Proprio perché era un manifesto politico la Massoneria non poteva che prenderne le distanze.

 

  Nel GOI coesistono ampie e diversificate concezioni, che sono sempre personali e private dei singoli, sulle modalità di attuazione nella società dei nostri valori e principi cardine e non è possibile uniformarle e contenerle in alcun programma. A quarant'anni di distanza, alcuni punti del piano sono stati completamente attuati, ma da Governi sostenuti da partiti politici parlamentari, mentre altri parti sono state concretizzate solo parzialmente, nel campo istituzionale, di assetto economico nel mondo imprenditoriale e soprattutto nei mass media. Altre parti del Piano sono state riproposte pure da forze politiche di tendenza opposta.

LA LIBERA MURATORIA NON FA POLITICA, MA PREPARA BUONI CITTADINI

PER ESSERE, QUALORA VOLESSERO, BUONI POLITICI

 

RIEPILOGANDO:

  1. La Massoneria che si richiama all’antica Tradizione iniziatica non fa politica. Deve sempre coerentemente rifiutare di esprimere una propria opinione (semplicemente perché non può averne una) su questioni di politica e non può permettere che il suo nome sia associato con iniziative che tocchino le relazioni fra governi, o fra partiti politici, o fra idee contrastanti con la politica governativa.

  2. La Massoneria non può avere un proprio punto di vista da comunicare all’esterno, sarebbe eventualmente solo quello del Gran Maestro o della Giunta, comunque di un gruppo ristretto che non può assurgere a qualsivoglia titolo come espressione della totalità dei Massoni.

  3. La Massoneria non chiude gli occhi davanti all’ingiustizia sociale, ma lo fa come singoli individui (anche riuniti in appropriati gruppi associativi filantropici), senza che i singoli Massoni sentano di volere avere la “protezione” della Massoneria.

  4. La Massoneria non deve essere vista come un gruppo di pressione, l’Ordine Massonico è un Odine iniziatico e non intende cambiare o influenzare direttamente la società, ma solo i singoli Massoni. C’è una differenza imprescindibile.

  5. La Massoneria intende sviluppare le doti civiche di ogni cittadino e i benefici alla società passano dagli individui che agiscono come tali e non come Massoni, anche quando diventano attivisti in partiti politici.

  6. La Massoneria non può influenzare nemmeno indirettamente la politica di un Governo in quanto i parlamentari, ancorché Massoni, hanno di certo idee politiche diverse, perché pur avendo i medesimi valori libero muratori, che riportano ai diritti fondamentali dell’umanità (che noi Massoni abbiamo fortemente voluto), la messa in pratica concreta di programmi a cui questi valori di Giustizia si richiamano possono essere declinati in modo diverso e finanche in campi politici avversi.

 

I MASSONI CHE FANNO POLITICA NON LA FANNO COME TALI MA COME PRIVATI CITTADINI

 

  Nelle Costituzioni di James Anderson del 1723, a cui noi del GOI e delle Massonerie regolari ci richiamiamo, vi era un espresso divieto di parlare di politica nelle Logge.

  

  Storicamente, rifiutare la politica, separarla dalla morale, ricercare la virtù, significava per i Massoni anche e soprattutto poter esprimere un giudizio e poter dare un verdetto sul sistema politico. Da qui la preoccupazione sul fronte massonico di mantenere, per quanto possibile, separate morale e politica, separando l’attività della Loggia dal mondo esterno e poter così esercitare, liberamente, il giudizio morale rispetto al mondo della politica.

 

  Abbiamo visto che nell’Ottocento italiano un numero importante di Massoni di alto profilo occupava gli spazi offerti dalle nuove istituzioni nazionali e dai vertici delle amministrazioni anche locali, esprimendo quindi parte della classe dirigente che partecipava attivamente alla vita politica e poneva grande attenzione alle questioni sociali. Erano Massoni preparati e appassionati che animavano capillarmente la discussione pubblica, utile alla crescita delle nuove istituzioni, tanto che il bagaglio culturale massonico divenne centrale, concorrendo a determinare l’identità stessa dell’Italia liberale. Ma erano i tempi di una democrazia nascente.

  Una mala interpretazione della necessaria differenziazione tra Massoneria e politica, o peggio, di una mescolanza impropria di concetti, renderebbe difficile comprendere gli scopi ed i fini propri della Massoneria.

 

  Il Libero Muratore ha assunto i principi democratici, li ha accettati, li propugna e li difende. Ma questo non significa assolutamente che la Massoneria possa essere paragonata ad una democrazia. La Massoneria non ha nulla a che vedere con l’organizzazione politica o civile di uno Stato, qualsiasi esso sia, nemmeno se lo Stato è retto da istituzioni democratiche affini ai valori da noi sostenuti.

  La natura della Massoneria è, e deve rimanere, quella di una Società Iniziatica.

 

  E proprio per questo, la Massoneria, come tale, non può e non deve proporsi nessuno di quegli scopi a cui si dedica una qualsiasi associazione attiva nella società profana che consegue scopi politici, o peggio ancora, partitici.

  

  Quali sono questi due aspetti che pervadono la vita di ogni Libero Muratore? Il Fratello Eugenio Bonvicini nel suo libro “Massoneria moderna” ci illumina; riporto in sintesi il suo pensiero. Sono aspetti così profondamente diversi ma paralleli e così intimamente collegati: la ricerca del Vero (e del Trascendente) e la ricerca del Giusto, cioè della Giustizia. La ricerca del Vero sul piano etico con quella del Trascendente sul piano metafisico, entrambe necessarie per l’ascesi morale e spirituale del Massone, non può però disgiungersi dalla ricerca del Giusto che attiene l’uomo nel contesto sociale, dal quale [il Massone] non può prescindere, perché da esso e con esso deve realizzarsi come individualità. Il secondo indirizzo persegue una operatività nel campo sociale, che però non va intesa in modo meramente “politico”, nel senso di adesione a determinate scelte statuali o partitiche, così come per la ricerca del Vero e del Trascendente non va intesa come adesione a determinate e stabilite religioni o filosofie. Anche nel secondo indirizzo la ricerca massonica si accentra sull’uomo, come individuo e come collettività, che si identifica come Umanità nella quale il Massone è parte e si rende partecipe… che individua i bisogni, i diritti e i doveri e realizzi, in un concetto di Armonia sociale, i giusti obiettivi per la realizzazione della Libertà, dell’Uguaglianza, della Fratellanza, della Tolleranza.

 

  Ci si potrebbe interrogare ad esempio sulle connessioni o differenze tra il concetto di Fratellanza massonica e quello di fraternità civile, sulla Tolleranza massonica e la sbandierata tolleranza religiosa o sull’uguaglianza massonica e gli ordinamenti giuridici di uno stato che codificano l’uguaglianza e la parità di trattamento tra cittadini. Confondere questi concetti significherebbe snaturare la Massoneria dei suoi veri fini.

 

Operare per il bene universale

 

  Questo argomento è ben trattato in una “tavola” della Loggia «Brenno Bertoni», Lugano (in Alpina - Rivista massonica svizzera, ottobre 2009) a cui rimando per chi volesse approfondire ulteriormente.

  Lo scopo di conseguire il bene universale, slegandolo da culture unilaterali, è talmente ampio che può essere conseguito su molteplici vie, tra queste l’adoperarsi nel sociale, l’interessamento alla cosa pubblica e, una di tante, anche la politica.

 Dalla diversità di finalità deriva la necessità di mantenere una netta separazione tra Massoneria e politica. Per il Massone, in forza di questo suo pensiero universale e del suo cosmopolitismo, il suo agire si manifesterà per mezzo di attività, ivi compresa quella politica che, però, dovrà sempre distinguersi dalla via iniziatica che sta percorrendo.

 La Massoneria è universale, professa valori universali che, come abbiamo visto, non coincidono in particolare con la partitica, faziosa per definizione, sicuramente utile e necessaria, ma certamente diversa da ciò che deve essere la Massoneria.

  Questo ha come conseguenza che nessuna differenziazione tra Massoni attivi in politica e Massoni che non lo sono, potrà trovare posto nei discorsi di Loggia. Occorre vigilare affinché riferimenti diretti a questioni politiche non snaturino i lavori di Loggia.

  La scelta da parte della Massoneria di considerare la politica quale ambito meramente conoscitivo, ma su cui non si può prendere posizione, è tutt’altro che casuale. Questi divieto ed il suo rispetto va meditato, ragionato e compreso, e non ridotto o modificato a piacimento. La politica è dialogo, ma soprattutto ricerca dei consensi, nel rispetto delle opinioni altrui, in una decisione, in una delibera, in un’idea che anche le minoranze sono tenute a rispettare in funzione degli assunti principi democratici.

  Come detto, anche per questo motivo la Libera Muratoria ha sì assunto i principi democratici, ma pure deciso di essere un Ordine che non ha nulla in comune con l’organizzazione politica di uno Stato. E ogni Massone ne dovrà tenere conto nei discorsi e nelle posizioni che prenderà in Loggia, tenendo sempre presente la risposta che ha fornito quando gli è stato chiesto se si riteneva uomo libero.

  Il Massone che fa politica deve riconoscere bene questo dualismo, deve distinguere, con chiarezza e fermezza, il lavoro massonico dall’impegno politico, sostenendo con altrettanta chiarezza e fermezza che i concetti non si escludono a vicenda, sono evidentemente collegati, ma vanno distinti e non vanno assolutamente confusi.

  Un Massone che fa politica utilizzerà gli strumenti che la democrazia gli ha dato e metterà a frutto quello che è l’insegnamento massonico, ma l’impegno in politica non dev’essere inteso come un impegno massonico.

 

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Jean-Luc Leguay col nome d’Héraclius

è Maestro d’Arte, Maîtres Enlumineurs

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