Liberi Muratori

bresciani - V - Z

VIDALI Girolamo

(?)

Fratello originario e Fondatore della Reale Loggia Amalia Augusta (1806).

(Vedi op. cit. di Paolo Guerrini, I Cospiratori bresciani del ’21, p. 61).

È accreditato come Membro del Consiglio dei 33 di Francia: “è il famoso Vidal, membro del Cotisiglio dei 33:. .di Francia?” (P. Guerrini, La Massoneria a Brescia prima del ’21, p. 229)

L’agosto 1807 firma un documento come Segretario della Loggia.

Nominato Giudice di pace di Brescia, “attuaro della pretura criminale urbana” il 13 settembre 1807, Dipartimento del Mella (Bollettino delle Leggi del Regno d’Italia, parte II, dal I° luglio al 30 settembre 1807, p. 941).

Null’altro sappiamo di questo Fr؞, mancando notizie certe su di lui, il nome Girolamo Vidali non risulta nei repertori enciclopedici e nelle storie letterarie massoniche.

 

VIGANÒ Vincenzo

(?)

Fratello originario della Reale Loggia Amalia Augusta (1806).

Intendente decurionale della Loggia.

(Vedi op. cit. di Paolo Guerrini, I Cospiratori bresciani del ’21, p. 61 e 363).

Di Chiari.

Null’altro sappiamo di questo Fr؞, mancando notizie certe su di lui, il nome Vincenzo Viganò non risulta nei repertori enciclopedici e nelle storie letterarie massoniche.

 

 

 

VITALANI Giuseppe

(?)

Fratello affiliato della Reale Loggia Amalia Augusta (1806).

Cavaliere Eletto dei IX del R.S.A.A.

(Vedi op. cit. di Paolo Guerrini, I Cospiratori bresciani del ’21, p. 62).

Null’altro sappiamo di questo Fr؞, mancando notizie certe su di lui, il nome Giuseppe Vitalani non risulta nei repertori enciclopedici e nelle storie letterarie massoniche.

 

ZANARDELLI Cesare

(?)

Affiliato alla Regia Loggia Arnaldo (1890).

(Silvano Danesi, o.c. Liberi Muratori in Lombardia, ecc, Edimai, 1995, p. 121).

Cesare è fratello del più famoso Giuseppe Zanardelli (vedi).

I fratelli Ferdinando e Cesare, furono entrambi ingegneri come il padre.

Come il fratello maggiore Giuseppe, furono alunni del Collegio Ghislieri, dove rispettivamente l’8 Ottobre 1859 e il 13 novembre 1862, essendosi iscritti alla Facoltà di Matematica dell’università Pavese (Cfr. E. Sanesi, Il Collegio Ghislieri fra Restaurazione e moti Risorgimentali, in Il Collegio Universitario Ghislieri di Pavia, a cura dell’Istituto di Storia Moderna e Contemporanea dell’università di Pavia, Milano, 1966, p. 234).

Nelle carte del fratello di Giuseppe Zanardelli, ingegner Ferdinando, viene conservata una ricevuta, su bollettino di versamento intestato alla Loggia Arnaldo, per la tassa di iscrizione di Cesare Zanardelli a “tutto agosto” firmata dal tesoriere della loggia Tosoni e datata 1890.

Dal F؞ Silvano Danesi (in loggialiberopensiero.wordpress.com/2015/01/31/lassociazione-fraterna/) si apprende che nel 1891 è attiva a Brescia l’“Associazione Fraterna”, della quale fa parte Cesare Zanardelli e ai cui vertici troviamo Tullio Bonizzardi e Tosoni, rispettivamente Maestro Venerabile e Tesoriere, negli stessi anni, della Loggia Arnaldo. Si presume pertanto che la società fosse la “copertura” della Loggia Arnaldo o comunque una sua emanazione diretta per l’attività politica.

Dalle convocazioni conservate nel fondo Zanardelli presso l’Archivio di Stato [Fondo Zanardelli- Archivio di Stato di Brescia – busta 844] si evince che l’associazione si occupava di temi di politica generale, come il divorzio, ma anche di nomine e di fatti legati alla politica cittadina. “La S.V. conosce – scrive il Bonizzardi a Cesare Zanardelli in data 1 marzo 1991 – come questa Associazione nell’adunanza del 19 febbr. p.p. abbia deliberato di volere per lo innanzi partecipare a tutte le alte questioni d’interesse cittadino sia amministrativo che politico. In omaggio pertanto a questa deliberazione e sopra formale proposta di un socio appoggiata dall’unanime suffragio degli intervenuti, nel giorno di domani Lunedi 2 corr. alle ore 8 pom. seguirà la discussione sui modi e mezzi necessari per provvedere convenientemente alle elezioni che dovranno prossimamente essere fatte dal consiglio per provvedere ai vari uffici delle opere pie in relazione alla nuova legge sulle stesse. A questo intento verranno eziandio fornite importanti informazioni[Fondo Zanardelli – Archivio di Stato – busta 844].

Della sostanziale identità tra la Loggia Arnaldo e la “Associazione Fraterna” è testimonianza una lettera del Bonizzardi a Cesare Zanardelli in data 23 maggio 1890. Su un foglietto della Direzione dell’Ufficio sanitario municipale si legge: “Distinto Sg ed amico, abbiamo portata la seduta della nostra associazione ad oggi onde poter avere un prezioso elemento quale è la S.V.Illma. Conto quindi sul di Lei intervento stassera alle ore 8 3/4 casa Seccamani via Bue d’Oro nella sala al pian terreno sulla cui porta si troverà un fanale acceso. Dev.mo. Bonizzardi”. Sul fianco del foglietto la scritta: “23 – intervenuto per la 2ª volta – ed ammesso alla loggia massonica – giuramento”.

Il 14 giugno del 1890 il tesoriere della Società “La Fraterna” scrive a Cesare Zanardelli. “Le verrà nel tempo inviata regolare ricevuta; ora Le si è fatta annotazione alla di Lei partita delle avute L. 12 delle quali L. 10 a saldo tassa d’iniziazione e L. 2  a saldo mensile di maggio p.p.”.

Scrive ancora il Bonizzardi l’8 aprile 1891: “Onorevole Socio. Vi rammento che Sabato 8 corr. alle ore 5 1/2 p. seguirà il banchetto di cui già avete avuto conoscenza. Il luogo di ritrovo è il Ronco Amadei che è il primo che si incontra nella strada volta a monte successiva al primo incrocio di vie che si incontrano salendo in corrispondenza del Ronco Guala. Del resto il luogo del ritrovo è la sala della Croce Rossa alle 5 pom. In pari tempo, ottemperando ad un vivissimo dovere le accludo la nota dei cittadini che la Società in ripetute adunanze volle proposti per costituire il Collegio d’Amministrazione della Congregazione di carità che il Consiglio Comunale dovrà eleggere il 18 aprile corr. E’ inutile il dire quanto sia l’interesse e il dovere che c’incombe per la completa riuscita dei proposti candidati. Questa sarà la prima prova nella quale la nostra Società potrà commisurare la Sua forza. Devotamente. Bonizzardi”. Segue una nota: “Siete pregato di distruggere subito la presente”. In allegato un foglio con le indicazioni dei nomi: “Avv. Cesare Nova Papista  – Martarelli Luigi – Bocchio avv. Giuseppe – Finadri Dr Arturo – Faita Rag. Celso – Andri Avv. Cesare – Fomasi Luigi – Longhi Antonio”[Fondo Zanardelli – Archivio di Stato – busta 844].

 

 

ZANARDELLI Giuseppe

(1826-1903)

Iniziato alla Massoneria nella Loggia Dante Alighieri di Torino, fondata il 7 febbraio del 1862, poi affiliato alla Loggia Propaganda Massonica di Roma (Grande Oriente d’Italia).

Nacque a Brescia26 ottobre 1826.

È stato un patriota e politico italiano, divenne Capo di governo (1901-1903). Abolì la pena di morte e sancì la libertà di sciopero.

Primo di quindici figli, da una famiglia borghese di modeste condizioni economiche, originaria di Collio in Val Trompia (Brescia). Frequentò il Liceo classico Arnaldo di Brescia, dove si dimostrò uno studente brillante e vivace e si laureò in giurisprudenza all’Università di Pavia, come convittore del Collegio Ghislieri. Non terminò però gli studi, a causa dello scoppio dei moti del 1848; infatti Zanardelli, che fin da giovanissimo aveva mostrato sentimenti liberali e patriottici, decise di abbandonare l’ateneo e di arruolarsi come combattente nei Corpi Volontari Lombardi durante la guerra del 1848, prese parte alla campagna del Trentino come  soldato semplice nella colonna cremonese comandata da Gaetano Tibaldi, distinguendosi nella battaglia di Sclemo presso Stenico.

Tornò a Brescia dopo la sconfitta sabauda di Novara; fu costretto a ripetere l’esame di laurea all'ateneo pavese per far convalidare la laurea in giurisprudenza ottenuta a Pisa. Poco tempo dopo, morto prematuramente il padre nel 1853, Giuseppe Zanardelli, in quanto figlio primogenito, dovette farsi carico del mantenimento della famiglia, dando lezioni private di diritto, lavorando come segretario di un teatro e collaborando ad alcune testate giornalistiche. Una di queste fu il periodico Il Crepuscolo, il più noto giornale dell’epoca, per il quale dal 1857 Zanardelli scrisse dei saggi di economia politica.

Nel 1859 organizzò l’insurrezione di Brescia contro il governo austriaco; partecipò alle “dieci giornate” di Brescia contro il governo austriaco: memorabile fu la sua azione, condotta con pochi compagni nell’ultima giornata di combattimenti, contro un convoglio austriaco di rifornimenti scortato da 180 soldati, che furono costretti ad arretrare: fu l’ultima vittoria dei bresciani sulle truppe austriache del generale Haynau, prima che si abbattesse l’inevitabile spietata reazione.

Nel 1859, alla vigilia della seconda guerra d'indipendenza, Zanardelli fu costretto nuovamente ad espatriare per la sua attività cospirativa, rifugiandosi a Lugano, in Svizzera; vi rimase per breve tempo, per poi raggiungere Giuseppe Garibaldi, all'epoca comandante dei cacciatori delle Alpi a Como, da dove il Generale lo mandò nella natia Brescia per prepararvi l'insurrezione che spianasse la strada all’esercito franco-piemontese.

Il 29 febbraio del 1860 fu iniziato alla Libera Muratoria nella Loggia romana “Propaganda massonica” del Grande Oriente d’Italia (Giuseppe Seganti, Massoni Famosi - Atanòr, Roma, 2005).

Dopo l’annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, il F؞ Giuseppe Zanardelli decise di scendere in politica, candidandosi per la Camera dei deputati alle elezioni del 25 marzo 1860, risultando eletto per il collegio di Gardone Val Trompia; dopo la soppressione di tale collegio, sarebbe stato successivamente eletto deputato di Iseo. In Parlamento militò tra le file della Sinistra storica, ricoprendo anche vari incarichi amministrativi (come quello di sindaco di Nave), mentre nel 1866, dopo la conquista del Veneto in seguito alla Terza Guerra d’Indipendenza, fu inviato a Venezia in qualità di commissario regio per gestire il periodo di transizione.

Tuttavia, il F؞ Zanardelli si dedicò attivamente alla politica solo a partire dal 18 marzo 1876 quando la Sinistra, di cui era esponente di spicco, andò al potere; eletto deputato, ricevette vari incarichi amministrativi, ma si dedicò attivamente alla carriera politica solo a partire dal marzo 1876, quando la Sinistra, di cui era stato esponente di spicco, andò al potere e già in quell’anno fu ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo Depretis (1876), ma si dimise per alcune divergenze sulla gestione delle convenzioni ferroviarie.

Fu ministro dell’Interno nel governo Cairoli del 1878, in un periodo di grave instabilità interna susseguitasi alla morte di Vittorio Emanuele II a cui successei il figlio Umberto I di Savoia e per le divergenze tra gli esponenti più in vista della Sinistra.

Nominato ministro della Giustizia nel governo Depretis del 1881, riuscì a portare a termine la stesura del nuovo Codice di Commercio e a far approvare la normativa sul lavoro femminile e minorile. Varò nel 1882 una riforma elettorale che allargava il numero dei votanti da seicentomila a 2,5 milioni. Il criterio del censo veniva mantenuto, ma molto abbassato, inoltre si dava la possibilità di votare a chi aveva almeno la seconda elementare. Il liberale Zanardelli, fautore del merito, era contrario sia a un elettorato troppo ristretto, costituito dall’élite che definiva dei «bancocrati» sia al suffragio universale, poiché temeva l’influenza del clero sulla massa degli analfabeti.

Congedato da Depretis nel 1883 per la sua ostilità alle politiche trasformiste del ministero, rimase all’opposizione e diede vita alla “pentarchia”; nel 1887 entrò nuovamente nel governo dello stesso Depretis sempre come ministro della Giustizia, rimanendo allo stesso dicastero anche nel successivo governo Crispi, fino al 6 febbraio 1891.

Durante questo periodo avviò una riforma del sistema giudiziario e fece approvare il primo codice penale dell’Italia unita, considerato tra i più liberali e progrediti tra quelli vigenti all’epoca. Il “codice Zanardelli” fu il suo capolavoro che unificava gli ordinamenti dell’Italia preunitaria e per sua iniziativa aboliva la pena di morte. Venne presentato alla Camera nel novembre 1887, pubblicato il 22 novembre 1888, promulgato il 30 giugno 1889 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1890.

Nella Relazione al Re il F؞ Zanardelli si diceva convinto che “le leggi devono essere scritte in modo che anche gli uomini di scarsa cultura possano intenderne il significato; e ciò deve dirsi specialmente di un codice penale, il quale concerne un grandissimo numero di cittadini anche nelle classi popolari, ai quali deve essere dato modo di sapere, senza bisogno d’interpreti, ciò che dal codice è vietato”.

Il F؞ Zanardelli riteneva che la legge penale non dovesse mai dimenticare i diritti dell’uomo e del cittadino e che non dovesse guardare al delinquente come ad un essere necessariamente irrecuperabile: non occorreva solo intimidire e reprimere, ma anche correggere ed educare.

Alla caduta del governo Giolitti nel 1893, Zanardelli tentò strenuamente, ma senza successo, di formare un nuovo Gabinetto. Eletto presidente della Camera nel 1892 e nel 1897, ricoprì questo incarico fino al dicembre 1897, quando accettò il portafoglio della Giustizia nel governo Rudinì, ma è presto fu costretto a dimettersi a causa dei dissensi col collega di governo Visconti Venosta sulle misure da prendere per impedire il ripetersi delle agitazioni popolari del maggio 1898.

Dopo essere tornato alla presidenza della Camera, abbandonò nuovamente il posto per poter prendere parte attiva alla campagna ostruzionistica del 1899-1900 contro il progetto di legge sulla pubblica sicurezza. Questa presa di posizione gli valse l’appoggio dell’estrema Sinistra nella formazione (dopo la caduta del governo Saracco) di un nuovo governo, che resterà in carica 991 giorni, dal 15 febbraio 1901 al 3 novembre 1903.

Le sue precarie condizioni di salute non gli consentirono tuttavia di portare a termine grandi opere. Tentò senza successo di introdurre il divorzio, la proposta di legge, sebbene già approvata dalla Camera, dovette essere ritirata per la forte opposizione popolare; Giolitti ironizzava: “soltanto due scapoli si occupano del divorzio in Italia, Zanardelli e il Papa”.

Negli ultimi anni di carriera il F؞ Zanardelli focalizzò l’attenzione sulla questione del Mezzogiorno. L’ultimo atto politico di questo liberale coerente, che, si svolse al Sud. Con quel viaggio in Basilicata, una delle regioni allora più povere d’Italia , compiuto nel settembre 1902 anche con mezzi di fortuna, come un carro trainato da buoi, quando era già minato dalla malattia. I lucani gliene sono ancora oggi grati. Constatò personalmente i problemi legati al Sud della penisola. Il suo resoconto di viaggio sarà fondamentale per l’approvazione della legge speciale per la Basilicata (il 23 febbraio 1904), uno dei primi esempi di intervento straordinario dello Stato nel Mezzogiorno.

L’amore di Zanardelli per il Sud è testimoniato anche dalla canzone «Torna a Surriento», che si dice composta, o comunque riscritta dai fratelli Giambattista ed Ernesto De Curtis, in onore del capo del governo in vacanza sulla Costiera amalfitana. Gli ricordava tanto le rive del suo Garda.

Si congedò definitivamente dalla scena politica, a causa di una malattia terminale, dando le dimissioni da Primo ministro il 3 novembre 1903. Morirà poco più di un mese dopo.

Durante le celebrazioni per i centocinquant’anni dell’unità d’Italia il nome del F؞ Giuseppe Zanardelli è stato dimenticato. (http://lanostrastoria.corriere.it/2011/11/03/zanardelli_statista_dimenticat/). Eppure il nostro F؞ massone e politico bresciano è stato uno dei rari esempi di coerenza liberale: avversario del trasformismo, fautore del bipolarismo, uomo di princìpi solidi, stimato anche dagli avversari, per due volte presidente della Camera. Per non parlare delle realizzazioni da grande statista che aprì con il suo governo illuminato (1901-1903) l’età giolittiana: la riforma elettorale dell’82, quella del codice civile nell’89, il viaggio in Basilicata nel 1902 da cui scaturirono le prime leggi speciali per il Mezzogiorno, oggi ritenute «famigerate» ma allora sintomo di lungimiranza e sensibilità sociale. O meglio, di «spirito nazionale».

È vero, a Brescia il 19 settembre 1909, sei anni dopo la morte, venne eretta una statua in suo onore e un’altra nel piazzale del nuovo Palazzo di Giustizia di Brescia che porta il suo nome. Per capire però la fortuna del F؞ Giuseppe Zanardelli bisogna partire dalla constatazione che non una fondazione, non un istituto di qualche rilevanza porti il suo nome, [ma molte Logge massoniche su tutto il territorio nazionale].

Zanardelli, massone, scapolo impenitente, con alcuni figli illegittimi accertati, tra cui un bambino che sarebbe diventato prete, fece dipingere le allegorie dell’amor sacro e dell’amor profano nella sua villa a Maderno, sul lago di Garda. Passata la villa a un’associazione religiosa, il primo è rimasto, il secondo è stato cancellato.

E gli studi zanardelliani? Sono progrediti più per l’impegno di un manipolo di volenterosi che per un disegno programmatico. Tra i pochi storici a dedicare importanti saggi allo statista dimenticato, Roberto Chiarini, bresciano, professore ordinario di storia contemporanea all’università di Milano, ha avuto anche il merito di ottenere fondi nel 2000 per la classificazione delle carte di Zanardelli. Dopo aver pubblicato nel 1973 da Giuffrè la sua tesi di laurea con il titolo «Politica e società nella Brescia zanardelliana», Chiarini è andato pubblicando una serie di studi, compresa la biografia «Zanardelli – Grande bresciano grande italiano» pubblicata nel gennaio 2004 da La Compagnia della stampa Massetti Rodella Editori. Tra gli uomini delle istituzioni, il maggior merito va riconosciuto a Carlo Azeglio Ciampi, il cui impegno fu determinante per la realizzazione della mostra allestita al Vittoriano nel maggio 2003, a cento anni dalla morte.

Passò all’Or Eterno a Toscolano Maderno (Brescia) il, 26 dicembre 1903 all’età di 77 anni.

 

ZANARDINI Giovanni

(?)

Fratello originario della Reale Loggia Amalia Augusta (1809).

Censore della Loggia.

(Vedi op. cit. di Paolo Guerrini, I Cospiratori bresciani del ’21, p. 61).

Lontano da Brescia per domicilio o per ufficio.

Null’altro sappiamo di questo Fr؞, mancando notizie certe su di lui, il nome Giovanni Zanardini non risulta nei repertori enciclopedici e nelle storie letterarie massoniche.

 

 

ZAVARISE Luigi

(?)

Fratello fondatore della Regia Loggia Arnaldo all’Or؞ di Brescia di RSAA (1863).

(Silvano Danesi, o.c. Liberi Muratori in Lombardia, ecc, Edimai, 1995, p. 121).

Null’altro sappiamo di questo Fr؞, mancando notizie certe su di lui, il nome Luigi Zavarise non risulta nei repertori enciclopedici e nelle storie letterarie massoniche.

 

 

ZECCONI Battista

(?)

Loggia Arnaldo del 1915.

Fratello facente parte del Triangolo di Chiari (Brescia), autorizzato con decreto n. 226 del 17 febbraio 1915 per la Loggia Arnaldo all’Or؞ di Brescia. Gli altri FF.: erano Rasio Stefano, Rocco Domenico, Cadei Virginio (Ambrogio Viviani, Storia della Massoneria lombarda, Bastogi, 1992, p. 171).

Qualora alcuni FF intendano alzare le colonne di una nuova Officina, ma non sia ancora raggiunto il numero di sette o più Fratelli previsto, ai Massoni regolari domiciliati in uno stesso Oriente, possono formare di un Triangolo. Questo deve essere costituito da almeno tre Fratelli, che però restano alla dipendenza della Loggia alla quale gli stessi appartengono.

Art. 74 Reg. dell’Ordine GOI del 2018: Tre o più Fratelli che risiedano in una località ove non esista una Loggia, possono, con il consenso delle Logge di appartenenza e l’autorizzazione della Giunta del Grande Oriente d’Italia, costituirsi in Triangolo. Compito del Triangolo è quello di seguire con particolare attenzione le domande dei profani residenti nella sfera di azione del Triangolo e di operare a1 fine di promuovervi la costituzione di una Loggia. La autorizzazione decade ove, entro tre anni, non venga costituita una Loggia. L’appartenenza al Triangolo non esime i Fratelli dall’osservanza dei loro doveri nei confronti della propria Loggia.

ZIBORDI Giovanni

(?)

Fratello della Reale Loggia Amalia Augusta.

(Vedi op. cit. di Paolo Guerrini, I Cospiratori bresciani del ’21, p. 64).

Pretore di Castiglione delle Stiviere.

Ancora vivente intorno al 1831 (secondo il rapporto Torresani edito dal Luzio nell’Arch. stor. lomb.,1917).

Null’altro sappiamo di questo Fr؞, mancando notizie certe su di lui, il nome Giovanni Zibordi non risulta nei repertori enciclopedici e nelle storie letterarie massoniche.

 

 

ZILETTI Edoardo

(1894 – 1973)

Loggia Zanardelli 715 del Grande Oriente d’Italia.

Fratello Fondatore della Loggia Gabriele Rosa Or؞ di Brescia.

(Antonio Fappani, Enciclopedia Bresciana, voce Massoneria).

Ospitò la Loggia in casa sua a Botticino.

Nacque a Calcinato (Brescia) il 31 gennaio 1894.

È stato insegnate, letterato, scrittore, musicista, di convinzioni repubblicane, negli anni del Fascismo entrò in contatto con l’antifascismo e riparò in Francia, dove strinse intense relazioni con i fratelli Rosselli, Ernesto Rossi, Riccardo Bauer, Ferruccio Parri, Pietro Nenni.

Lo si ritrova a Brescia nel 1936, quale collaboratore del “Popolo d’Italia”.

Il prof. dott. Edoardo Ziletti lesse un suo studio sulla “Decima legio” all’Ateneo di Brescia nel 1937, dimostrante che la fedele ed eroica legione cesariana era per la massima parte composta di militi bresciani e bergamaschi.

Nel 1938 (o 1934?), verificare la data in Enciclopedia Bresciana del Fappani) aprì l’istituto privato di insegnamento “La Leonessa”, con l’autorizzazione del Provveditorato agli studi, che comprendeva corsi magistrali, di agricoltura, liceali e ginnasiali. Aveva sede in Brescia, via Diaz 5.

Nel 1939 diresse la rivista mensile illustrata “Brixia Fidelis” dedicata alla storia, arte e attualità bresciana. Fra i collaboratori ebbe: Carlo Bonardi, Ing. Uberti, Fausto Lechi, Virgilio Vecchia, Rocco Bordiga, A.Giarratana, Francesco Fantoni, Gaetano Panazza, Enrico Ragni, Piero Genovesi, Giovanni Gitti, Cesare Allegri, Nino Bemi, B.Vighenzi, Sergio Zanoni.

Nel 1940 pubblicò e rappresentò, al Donizzetti di Bergamo, l’opera “Il mito di Caino”.

Nel tempo accentuò il suo antifascismo, raccogliendo attorno a sé un gruppo nutrito di azionisti (P.d’A. - Partito d’azione) e comunisti e dando vita ad azioni di stampa clandestina di aperta critica al regime. Nel marzo del ‘43 pubblicò con Cornaccchiari Piertro il foglio antifascista “Il Risveglio”, di cui riuscì a diffonderne solo tre numeri, di chiara marca azionista, dal quale chiamò alla sollevazione contro il fascismo, auspicando un’assemblea costituente, la creazione dei consigli di fabbrica, incitando al boicottaggio e alla resistenza passiva contro negozi, giornali, manifestazioni del regime. Si spostò poi su posizioni più di sinistra e sempre insieme al Cornacchiari fu redattore del Periodico comunista “Falce e Martello”, fondato nel giugno 1943; ne uscirono due soli numeri: il 1° del giugno 1943 e il 2° del luglio 1943; vi si incontrano pseudonimi come “Ermete” e “Fare”. 

Il 26 luglio 1943 divenne l’animatore del Comitato interpartitico di via Diaz, ma il giorno successivo venne arrestato assieme ad altri esponenti dell’antifascismo cittadino.

Durante la Repubblica Sociale Italiana venne arrestato più volte dalla GNR e condannato definitivamente dal Tribunale Speciale, nel febbraio ‘45, a due anni di reclusione. Condivise la cella con Bruno Boni, futuro sindaco di Brescia, Pierino Berardi, Vitale e Bertozzi. Queste frequentazioni contribuirono a spostarlo su posizioni liberali.

Fondò con Licinio Valseriati e Giorgio Masi il circolo radicale “Cultura Nuova”.

Nel dopoguerra si dedicò all’insegnamento, divenendo preside dell’Istituto Franciscanum.

Fu tra i fondatori della Loggia “Zanardelli” nr. 715, del Grande Oriente d’Italia, della quale ospitò il Tempio in casa propria, a Botticino, fino alla sua morte.

Secondo quanto riportato dal F؞ Silvano Danesi (vedi loggialiberopensiero.wordpress.com, 31 gennaio 2012, Loggia Zanardelli n. 715 all’Or؞ del Mella, ad vocem), il F؞ Edoardo Ziletti fu uno dei sette bresciani iniziati dal Gran Maestro Gamberini il 14 marzo 1970 alla loggia romana “Propaganda 2” (prima che questa fosse deviata da Licio Gelli e quando era ancora alle dirette dipendenze del Gran Maestro), che fondarono la loggia Zanardelli 715 (con alcuni altri Fratelli massoni bresciani operanti a Verona e con quelli provenienti dalla Loggia bresciana Ettore Busan, i quali per qualche tempo avevano formato un triangolo).

La Loggia Zanardelli n. 715 fu costituita ufficialmente nel 1971 dopo che i sette bresciani, provenienti dalla Loggia Propaganda ebbero ricevuto l’exeat per la loro provincia d’origine il 20 maggio 1970.

I bresciani che arrivarono da Roma erano Edoardo Ziletti, Aldo Sanzogni, Pierluigi Bossoni, G.Luigi Berardi, Antonio Parisi, Domenico Lusetti e Roberto Salvi, che risultano iniziati alla Propaganda Due il 14 marzo 1970 e trasferiti a Brescia il 20 maggio 1970.  (Commissione P2 – Allegati alla relazione – Serie II – Documentazione raccolta dalla Commissione – Vol. II – Tomo I). 

Il professor Edoardo Ziletti fu il loro leader e ben presto diventerà l’animatore e il Maestro Venerabile della Loggia, che risulta essere attiva ancora nel 1975 e che chiuse poco dopo la morte del professor Ziletti, nella cui casa a Botticino aveva sede il Tempio. La sua demolizione ufficiale è datata 2 dicembre 1977. (Vedi documentazione relativa a Pierluigi Bossoni – Atti commissione P2 – Allegati alla relazione – Serie II – Documenti raccolti dalla Commissione – Vol VI – Tomo XV ).

Passò all’Or؞ Eterno a Botticino (Brescia) il 20 agosto 1973 all’età di 79 anni.

 

ZORZI Giambattista

(?)

Fratello originario della Reale Loggia Amalia Augusta (1809).

(Vedi op. cit. di Paolo Guerrini, I Cospiratori bresciani del ’21, p. 61).

Null’altro sappiamo di questo Fr؞, mancando notizie certe su di lui, il nome Giambattista Zorzi non risulta nei repertori enciclopedici e nelle storie letterarie massoniche.

 

 

 

ZUCCOLI Giuseppe Leopoldo

(?)

Membro onorario della Reale Loggia Amalia Augusta (1809).

(Vedi op. cit. di Paolo Guerrini, I Cospiratori bresciani del ’21, p. 53).

Di Iseo.

Null’altro sappiamo di questo Fr؞, mancando notizie certe su di lui, il nome Giuseppe Leopoldo Zuccoli non risulta nei repertori